Il cinema e la televisione ci hanno mostrato operazioni informatiche e furti di dati assolutamente ridicoli nel corso degli anni, ma ciò non significa che non ci sia gente che lavora su vulnerabilità... poco convenzionali, per così dire. Detto questo, tutte le frecce puntano all'Università Ben-Gurion, istituzione nota per i suoi insoliti attacchi contro sistemi protetti da air-gap. Oggi è il turno di «Brightness», una tecnica che sfrutta piccole variazioni nella luminosità di uno schermo che sono invisibili all'utente, ma facili da rilevare per una fotocamera, consentendo la sottrazione di dati.

«Brightness»: rubare dati con la luminosità dello schermo
Luminosità del monitor

La storia è sempre la stessa: pennette nascoste in bicchieri termici, attacchi colorati con tanti uno e zero sullo schermo, Tom Cruise appeso al soffitto... il concetto di hacking attraverso lo schermo è abbastanza lontano da ciò che accade nella vita reale, anche se esistono alcune eccezioni (ad esempio «Mr. Robot»).

Tuttavia, ci sono progetti di sicurezza informatica che ci costringono a guardare due volte. Un nome ricorrente è quello dell'Università Ben-Gurion. In passato abbiamo visto cose come trasferimenti di dati usando il calore dei computer, i suoni di un disco rigido, la radio di un telefono cellulare e persino il cambio di velocità delle ventole di un PC. Cosa segue nella lista? Nientemeno che «Brightness», una tecnica di esfiltrazione basata sulla luminosità del monitor.

«Brightness»: La luminosità dello schermo, una vulnerabilità?

Come previsto, l'obiettivo di «Brightness» si concentra su sistemi protetti da air-gap, senza connessioni remote. Il primo passo è infettare il sistema in questione tramite un mezzo fisico (ad esempio, una pennetta) con un malware capace di raccogliere ed elaborare informazioni. Poi, lo stesso malware modifica la luminosità del monitor (il componente rosso di ogni pixel, per essere più precisi) di appena il 3 per cento, modulando così il flusso di dati. Infine, una telecamera di sicurezza, una webcam vicina o la fotocamera di un telefono registrano lo schermo, consentendo la successiva decodifica del contenuto.

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Il cambiamento di luminosità è così sottile che l'utente non può rilevarlo, ma è un vero albero di Natale per i sensori moderni. Ora, «Brightness» potrà bastare per estrarre password e altri «bocconcini» vitali, ma nessuno dovrebbe aspettarsi trasferimenti massivi con questo. La velocità massima oscilla tra cinque e dieci bit al secondo, quindi un semplice documento di dieci kilobyte richiederebbe più di due ore nel migliore dei casi. Inoltre, i ricercatori offrono una protezione semplice ed efficace: installare un filtro polarizzato sullo schermo.

Accedi allo studio (PDF): Clicca qui. Fonte: PCMag