Il 16 settembre 2026 il Congresso degli Stati Uniti era sotto pressione per intervenire sull’intelligenza artificiale prima della pausa che avrebbe portato la maggior parte dei parlamentari lontano da Washington fino a dopo le elezioni di novembre. Il tempo politico si restringe, ma le posizioni restano lontane: Mike Johnson respinge una moratoria sullo sviluppo, mentre Hakeem Jeffries chiede un’azione legislativa immediata per la sicurezza pubblica.

Il risultato è un Congresso chiamato a decidere non soltanto quali regole imporre all’IA, ma anche chi debba scriverle: il governo federale o i singoli Stati.

Il Congresso affronta la pressione con una finestra politica stretta

La pressione è aumentata dopo gli avvertimenti dei leader del settore sull’accelerazione dello sviluppo dell’IA. Tuttavia, la maggior parte dei membri del Congresso si preparava a lasciare Washington a settembre, con il ritorno previsto dopo la tornata elettorale di novembre. Una legge federale ampia richiederebbe quindi un accordo su più fronti proprio mentre il calendario legislativo si accorcia.

Il punto di partenza è ancora limitato: il Congressional Research Service aveva rilevato il 4 giugno 2025 che nessuna legge federale aveva creato un’autorità regolatoria ampia sullo sviluppo o sull’uso dell’IA. L’intervento federale si era concentrato soprattutto sui poteri già esistenti delle agenzie, sugli impegni volontari, sull’uso dell’IA da parte del governo e su misure settoriali.

Nel frattempo, il Congresso ha continuato a esaminare proposte mirate su sicurezza, etichettatura dei contenuti generati dall’IA, segnalazione degli incidenti, uso dell’IA da parte delle amministrazioni e competitività nazionale.

Sicurezza immediata o corsa contro la Cina?

Il confronto politico statunitense tra moratoria, sicurezza dell’IA e competizione con la Cina

La prima frattura riguarda il ritmo. Mike Johnson, Speaker della Camera, sostiene che le aziende debbano assumersi la responsabilità di rallentare se ritengono necessario farlo, ma esclude una moratoria imposta dal governo. La sua motivazione è politica e strategica: frenare lo sviluppo negli Stati Uniti potrebbe compromettere il vantaggio del Paese sulla Cina.

Hakeem Jeffries, leader della minoranza democratica alla Camera, sostiene invece che il Congresso debba agire subito per proteggere salute, sicurezza e benessere della popolazione. Le due posizioni non differiscono soltanto sulla velocità: attribuiscono anche un peso diverso all’autoregolamentazione delle aziende e all’intervento pubblico.

In mezzo ci sono proposte di supervisione indipendente, obblighi per la gestione dei rischi più gravi e regole mirate per gli usi particolarmente pericolosi. La sicurezza dei minori, la trasparenza e la responsabilità degli sviluppatori emergono come possibili punti d’incontro, ma non come un accordo legislativo già definito.

La vera battaglia: chi può regolare l’intelligenza artificiale?

La preemption federale è il principio con cui una legge nazionale può impedire agli Stati di mantenere o approvare norme incompatibili con quella federale. È il nodo più delicato perché una regola unica potrebbe semplificare gli obblighi per le aziende, ma potrebbe anche limitare la capacità degli Stati di reagire a nuovi rischi.

Il quadro nazionale proposto dalla Casa Bianca il 20 marzo 2026 raccomanda di impedire alcune leggi statali considerate in contrasto con la politica federale. I sostenitori di questa impostazione puntano su un sistema uniforme; gli oppositori temono che una preemption ampia possa bloccare tutele statali mentre il Congresso rimane fermo.

QuestioneModello con preemption federaleModello con autorità statale o standard federale minimo
ObiettivoCreare un quadro nazionale unico e ridurre le differenze tra Stati.Consentire agli Stati di mantenere o aggiungere protezioni per consumatori, sicurezza, privacy e diritti civili.
Argomento principaleLe aziende eviterebbero obblighi diversi in ciascuno Stato.Gli Stati potrebbero intervenire più rapidamente contro danni emergenti.
Rischio politicoUna preemption ampia potrebbe impedire nuove risposte statali.Un mosaico di regole potrebbe aumentare gli oneri di conformità.
Stato della propostaLa Casa Bianca la raccomanda in alcune aree, ma non è una legge federale in vigore.Le leggi e le proposte statali continuano a essere parte del confronto federale.

Kat Cammack, deputata repubblicana della Florida, ha definito la preemption uno degli ostacoli più difficili da affrontare e ha sostenuto che le aziende faticherebbero a operare con 50 quadri normativi diversi. Dall’altro lato, i sostenitori dei poteri statali vedono proprio nella possibilità di regole locali una garanzia contro l’inerzia federale.

Le proposte già sul tavolo

Nel dicembre 2024 una task force bipartisan della Camera ha pubblicato un rapporto con 66 risultati e 89 raccomandazioni distribuiti in 15 capitoli. Il documento ha offerto una base ampia per discutere supervisione, sicurezza, trasparenza e responsabilità, ma non ha prodotto da solo una legge generale.

Il 4 giugno 2026, Jay Obernolte e Lori Trahan hanno presentato una bozza bipartisan del Great American AI Act, pensata per creare un quadro nazionale di governance dell’IA. La proposta è rimasta, nel quadro descritto, una bozza di discussione.

Tra le altre misure figurano proposte su:

  • segnalazione degli incidenti e delle capacità pericolose da parte degli sviluppatori di sistemi ad alto rischio;
  • etichette visibili e leggibili dalle macchine per i contenuti generati dall’IA;
  • una strategia nazionale sull’intelligenza artificiale;
  • sicurezza, uso dell’IA da parte del governo e competitività degli Stati Uniti.

La tutela dei minori è un’altra possibile area di convergenza. Sono state discusse restrizioni agli assistenti IA destinati ai bambini e misure contro chatbot che generano contenuti sessualmente espliciti. Il tema può attirare sostegno trasversale, ma non scioglie il conflitto più ampio su preemption, autoregolamentazione e moratoria.

Cosa può succedere prima delle elezioni

La pausa elettorale riduce lo spazio per una legge federale organica, mentre i parlamentari devono ancora trovare un punto comune su quattro domande: quanto rapidamente agire, quanto affidarsi alle aziende, quali poteri lasciare agli Stati e come bilanciare sicurezza e competizione con la Cina.

Il prossimo passaggio politico resta quindi legato alla capacità del Congresso di trasformare proposte settoriali — dalla segnalazione degli incidenti alle tutele per i minori — in un quadro condiviso prima che il calendario elettorale sposti il dibattito fuori da Washington.