Per molti utenti si tratta di un accessorio economico che non merita grande attenzione. Per altri, è un pezzo fondamentale durante le sessioni, sia quando si gioca sia per lavori di precisione. Il mouse si è evoluto notevolmente nel corso dei decenni, ma uno dei dettagli più ignorati è come funziona esattamente, e cosa rilevano i suoi sensori. Ti piacerebbe saperlo?
Tutto iniziò con quei due giganti, Douglas Engelbart nel design, e William English (che purtroppo abbiamo perso un paio di giorni fa) nella costruzione del prototipo. Oggi, il mouse accompagna quasi tutti i computer, e non sono pochi gli utenti che preferiscono il suo formato tradizionale a alternative come il touchpad/trackpad o il classico TrackPoint. I modelli ottici sono i più popolari, ma non siamo arrivati a quella tecnologia così facilmente.
Infatti, un video pubblicato di recente da 8-Bit Guy spiega che prima abbiamo dovuto attraversare moltiplici protocolli e interfacce, tutti incompatibili tra loro nonostante le somiglianze. Per quanto riguarda l'aspetto «meccanico», il mouse passò dalle due ruote del prototipo Engelbart-English a palle di metallo che facevano ruotare potenziometri, ma quel design limitava il movimento del mouse.
Il primo salto di qualità arrivò con il famoso «mouse a sfera», che in primo luogo coprì la palla di metallo con gomma, e in secondo luogo adottò un sistema optomeccanico. Ciò significa che la palla fa ruotare due rulli con ruote e fessure davanti a una coppia di sensori. Questi sensori sono basilari, rilevano appena la presenza di luce. I primi design usavano due montanti (uno per ogni sensore), ma poi furono unificati in uno solo, con una leggera differenza di altezza.
Se immaginiamo i sensori come «pixel», ogni asse ne ha due, e l'ordine dei «flash» aiuta a identificare il movimento in X e Y. Il corretto funzionamento dei mouse optomeccanici dipende dal fatto che i sensori non abbiano ostruzioni e che i punti di contatto tra la palla e i rulli siano puliti. Molte persone si concentravano solo sulla pulizia della palla, ignorando lo sporco accumulato sui rulli.
I primi mouse ottici utilizzavano due sensori illuminati con LED rossi e infrarossi. Allo stesso tempo, necessitavano di un tappetino speciale con una griglia. Quella griglia è fatta di linee che fanno reagire i sensori a seconda del movimento effettuato (ad esempio, linee verticali per il sensore rosso e linee orizzontali per l'infrarosso). Ancora una volta, il pattern dello sfarfallio causato dal passaggio delle linee davanti al sensore determina la direzione.
Finalmente arriviamo ai sensori ottici nei mouse moderni, che in sostanza sono telecamere. Nel video possiamo vedere 8-Bit Guy rimuovere il microcontrollore del mouse per accedere senza ostacoli al pinout del sensore (il cui datasheet si trova su Internet), e con un po' di codice è riuscito a leggere e scrivere registri. Il sensore in questione, un Avago 5020, ha una risoluzione totale di 225 pixel in un pattern di 15 x 15, e con un ritardo di 50 millisecondi tra una lettura e l'altra, ha potuto formare un'immagine di base.
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