Per eseguire NVIDIA Nemotron 3.5 Super VL sul percorso EKS standard di AWS servono accesso a istanze GPU specifiche, Git e Docker in locale e credenziali con i permessi necessari. L’esempio AWS descrive i primi passaggi per creare il cluster; poi prosegue con installazione dei componenti, distribuzione del modello e benchmark.
Cosa serve prima di iniziare
L’esempio AWS richiede un account con accesso a istanze EC2 P5en.48xlarge o P6-b200.48xlarge. Potrebbe essere necessario chiedere un aumento della quota GPU o prenotare capacità. Sul computer da cui si avvia la procedura servono Git e Docker; le credenziali AWS devono poter gestire EC2, EKS e FSx for Lustre. L’esempio AWS circoscrive questi requisiti al proprio percorso.
I primi passaggi con EKS standard
La sequenza seguente riguarda la fase iniziale del percorso EKS standard. I comandi ./... vanno eseguiti nella posizione indicata dalla guida: prima nel repository, poi nell’ambiente ausiliario.
- Clona il repository
aws-do-ekscongit clone https://github.com/aws-samples/aws-do-eksed entra nella cartella concd aws-do-eks. Questo prepara i file usati dall’esempio. - Imposta la regione AWS con
./config.sh. - Crea l’immagine locale del container ausiliario con
./build.sh. - Avvia il container con
./run.she controllane lo stato con./status.sh. - Apri la shell del container con
./exec.sh. - Nell’ambiente ausiliario, configura le credenziali con
aws configure. - Seleziona il manifest del cluster con
./env-config.sh, quindi modifica le impostazioni con./eks-config.sh. - Avvia la creazione del cluster con
./eks-create.sh. AWS indica che questa operazione può richiedere fino a 30 minuti. - Controlla i nodi creati con
kubectl get nodes.
Dopo la creazione del cluster, l’esempio continua con driver, plugin e operatori Kubernetes, validazione, download dei pesi, deployment, benchmark e rimozione delle risorse create.
Scegliere orchestrazione e configurazione GPU
AWS descrive tre opzioni di orchestrazione: Amazon EKS standard, Amazon EKS Auto Mode e Amazon SageMaker HyperPod EKS. Auto Mode gestisce scaling, GPU ed Elastic Fabric Adapter (EFA); AWS indica che gli stessi manifest Kubernetes possono essere usati con tutte e tre le opzioni. L’esempio contempla inoltre storage su EBS insieme a FSx oppure su FSx soltanto, precisione BF16 o NVFP4 e serving aggregato o disaggregato. Per quest’ultimo, NVIDIA Dynamo può separare le fasi di prefill e decode su nodi diversi.
La tabella riporta i minimi di GPU indicati da AWS per servire il modello con vLLM. Sono requisiti minimi del serving, non un dimensionamento completo del cluster.
| Modello GPU | GPU minime con BF16 | GPU minime con NVFP4 |
| B200/GB200 | 8 | 2 |
| B300/GB300 | 4 | 1 |
| H200 | 8 | 4 |
| H100 | 16 | 8 |
Nell’architettura descritta da AWS, i nodi CPU e GPU lavorano insieme; Amazon ECR ospita le immagini dei container, FSx for Lustre conserva i pesi del modello e EFA collega i nodi GPU. La scelta tra i minimi GPU e la configurazione reale dipende quindi anche dall’architettura del cluster e dal carico da servire.
Come interpretare il benchmark di latenza
AWS riporta un tempo al primo token (TTFT) più basso e una latenza tra token (ITL) simile per una configurazione disaggregata a due nodi rispetto a una aggregata. Il grafico riguarda Nemotron 3.5 Super VL 120B-A12B in BF16 su H200, con 1.024 token di input, 512 di output, concorrenza da 1 a 128 e un’esecuzione per ciascun punto. La configurazione aggregata usa 8 GPU, quella disaggregata 16. Il risultato descrive dunque configurazioni con risorse diverse, non un confronto a parità di GPU. AWS presenta il test e le sue condizioni.
Per verificare il cluster, AWS indica un microbenchmark all-reduce di NCCL: durante il test, l’attività sulle GPU e sugli adattatori EFA è un segnale che cluster e rete funzionano come previsto. Per misurare il modello, suggerisce NVIDIA aiperf, che rileva TTFT, ITL e throughput a diversi livelli di concorrenza. AWS collega un aumento dell’ITL alla necessità di aggiungere capacità di decode e un aumento del TTFT a quella di aggiungere capacità di prefill. Misurare il proprio carico con queste metriche permette di valutare le configurazioni in base ai tempi di risposta e al throughput richiesti.