È molto probabile che tu abbia visto uno o due di quei video su YouTube con super lavoratori che svolgono i loro compiti a una velocità impressionante, senza commettere errori. Ma esiste una chiave dietro quella straordinaria abilità: non pensano a quello che fanno.
Un semplice momento di riflessione in più farà sì che il lavoro perda velocità, o si interrompa. Questo conflitto nasce da una vecchia poesia intitolata «Il dilemma del centopiedi», che ci parla di un piccolo chilopode bloccato dal proprio pensiero…
Non pensare, semplicemente fallo!
Domanda: quanto sei bravo a scrivere con la tastiera? Non mi riferisco alla tastiera virtuale su un dispositivo mobile, ma a una vera, davanti al computer. Ammetto di non aver mai ricevuto un addestramento formale, e la combinazione di velocità e precisione che possiedo oggi è il prodotto di digitare migliaia di parole al giorno, pura forza bruta.
Alcune persone che mi hanno visto scrivere non hanno esitato a chiedermi: «Ricordi la posizione di tutti i tasti?» In quell'istante, un lampo mentale mi fa visualizzare l'intera tastiera... e rimango congelato, rigido. La verità è che non penso quando scrivo: semplicemente lo faccio. Pensare ai tasti equivale a una pausa istantanea. E questo va ben oltre le tastiere.
Un golfista che pensa troppo al suo swing lo rovina. Qualcuno che analizza eccessivamente come fare il nodo della cravatta finisce con un pezzo di stoffa al collo a metà annodato. Gli esperti chiamano questo conflitto iper-riflessione, o «la legge di Humphrey», dal nome dello psicologo inglese George Humphrey che la propose originariamente nel 1951. Ma la maggior parte preferisce «Il dilemma del centopiedi».
Il dilemma del centopiedi
Nessuno conosce con esattezza la sua origine, ma diverse frecce indicano il testo di Katherine Craster intitolato Pinafore Poems. Lo zoologo E. Ray Lankester propose di applicare le fotocamere di Eadweard Muybridge per risolvere «il problema del centopiedi», e nella sua pubblicazione originale condivise una copia della poesia, che dice così:
(N.d.R.: come prevedibile, la rima si perde nella traduzione.)
Corto e incisivo. Il rospo, non senza una punta di malizia chiede al centopiedi l'ordine del movimento delle sue zampe... e la povera bestiola si congela. Il già citato psicologo George Humphrey sottolinea nel suo libro The Story of Man's Mind (1923) che «Nessun uomo abile in un mestiere ha bisogno di prestare attenzione costante al lavoro di routine», e se lo fa, «il compito andrà a rotoli».
Descrive la poesia come una rima psicologica, una verità profonda ed essenziale che si manifesta giorno dopo giorno e si estende a abitudini perfettamente sviluppate, come camminare o correre. Il filosofo Karl Popper amplia questo concetto parlando di un livello di controllo consapevole.
Se un'azione o un'abilità scende al di sotto di quel livello, il semplice fatto di seguirla consapevolmente causa interferenza fino a fermarla del tutto. Ti è successo qualcosa di simile di recente? Lascia un commento!
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