Non ci sono più dubbi: diversi governi hanno dichiarato guerra alle tecnologie di cifratura, o ne hanno l'intenzione. «Sicurezza nazionale» e «terrorismo» sono i due grandi jolly che i poteri di turno usano per giustificare certe azioni. Nel caso della Russia, la nuova legge antiterrorismo dà alle autorità poteri molto ampi, inclusa la capacità di raccogliere le chiavi di cifratura attraverso i provider locali di Internet.

La Russia dice di poter «raccogliere» le chiavi di cifratura
Russia

La guerra alla crittografia

Un fanatico religioso prende un'arma da fuoco e uccide diverse persone in un ristorante, ma in qualche modo le tecnologie di cifratura passano ad avere parte della colpa. Non c'è bisogno di esplorare molto per vedere e conoscere le opinioni dei politici al riguardo. Il Regno Unito sta ancora cercando di vietare la cifratura «punto a punto». Donald Trump voleva parlare con Bill Gates e proporre la sua idea di «chiudere» parti di Internet. Il governo brasiliano ha ordinato in più di un'occasione la sospensione delle attività di WhatsApp finché non consegni l'accesso al contenuto di certi messaggi.

E infine arriviamo alla nuova legge antiterrorismo russa, che concede allo stato la possibilità di raccogliere non solo metadati (per 36 mesi), ma anche il contenuto dei messaggi (per sei mesi), incluse le chiavi di cifratura per facilitare tutto il processo.

La Russia dice di poter «raccogliere» le chiavi di cifratura
«Hanno due settimane», l'ordine di Putin al Servizio Federale

La reazione del Servizio Federale

Secondo il Servizio Federale di Sicurezza russo, è stato formalizzato il processo affinché i provider di Internet consegnino tutte le informazioni rilevanti, probabilmente in risposta al termine di due settimane che il presidente Vladimir Putin ha dato al servizio con il suo ordine di «ottenere» le chiavi di cifratura. Una parte dell'annuncio si è «persa nella traduzione», e per un momento è sembrato che la Russia disponesse di una tecnologia in grado di violare tutti i metodi di cifratura in uso, ma non sarebbe così. Il testo della nuova legge antiterrorismo, che tende ad essere piuttosto ambiguo, cita come esempi tre servizi: WhatsApp, Viber e Telegram. Nessuno sa con certezza se questi tre sistemi siano già «compromessi», e i loro portavoce hanno rifiutato di fare dichiarazioni.

I problemi della legge antiterrorismo non si limitano alla sua ambiguità o al potere eccessivo che conferisce. Riguardano anche questioni di infrastruttura. Almeno tre provider locali hanno indicato che è economicamente impossibile costruire e mantenere le piattaforme necessarie per immagazzinare un tale volume di informazioni. Inoltre, non si sa con precisione a quale tipo di traffico si rivolga la legge. Parliamo di chiavi SSL, o si devono intercettare i sistemi di pagamento elettronico? Cosa succederà con le VPN? Nel frattempo, i responsabili di progetti come Tor raccomandano di usare servizi basati su quella rete, come Ricochet. Non ci sono server, né metadati.

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