Il 21 ottobre 2026 il giudice Francis J. Mathew del tribunale distrettuale del New Mexico ha ordinato a Meta Platforms, Inc. di pagare allo Stato 25 miliardi di dollari. La giuria aveva ritenuto l’azienda responsabile di violazioni legate alle dichiarazioni sui dati e sulla privacy degli utenti di Facebook. Meta ha detto che farà appello.

Che cosa ha ritenuto fuorviante la giuria

La giuria ha giudicato fuorvianti 26 delle 29 dichiarazioni di Meta e dei suoi dirigenti. Il processo riguardava le comunicazioni sui dati degli utenti e il caso Cambridge Analytica, legato alla raccolta di informazioni da circa 87 milioni di profili Facebook attraverso un quiz di terzi.

I giurati hanno respinto una specifica accusa: che Facebook avesse mentito sulle misure adottate per rimuovere contenuti dannosi, compresa la disinformazione sul COVID-19. La decisione riguarda quindi le dichiarazioni contestate che la giuria ha ritenuto fuorvianti, non ogni accusa sulla moderazione dei contenuti.

Come si arriva dai 43,9 milioni di violazioni ai 25 miliardi

Il conteggio indicato per le violazioni è di 43.899.720. Con un massimo previsto di 5.000 dollari per violazione, il calcolo teorico arriva a 219.498.600.000 dollari. Il giudice ha ridotto quell’importo a 25 miliardi di dollari, la sanzione ordinata.

VoceCifraChe cosa rappresenta
Violazioni43.899.720Violazioni accertate dalla giuria
Massimo per violazione5.000 dollariTetto previsto per ogni violazione
Massimo teorico complessivo219.498.600.000 dollari43.899.720 × 5.000 dollari
Sanzione ordinata25 miliardi di dollariImporto disposto dal giudice il 21 ottobre 2026

I 219,5 miliardi rappresentano il risultato della moltiplicazione del conteggio per il massimo unitario, non la somma che Meta è stata condannata a pagare. L’ordine è di 25 miliardi.

A chi andrà la sanzione e che cosa ha detto Meta sull’appello

La sanzione è destinata alle spese per l’istruzione del New Mexico, come previsto dalla costituzione statale. Non è un rimborso diretto agli utenti di Facebook.

Meta ha dichiarato che farà appello. C.J. Mahoney, responsabile legale dell’azienda, ha contestato la teoria della causa, sostenendo il 21 ottobre che mirava a imporre una tassa sulla libertà di parola per far rispettare nuove regole sui contenuti online. La riscossione potrebbe richiedere anni durante il procedimento di appello.