Apple ha citato OpenAI davanti alla U.S. District Court for the Northern District of California: secondo Apple, ex dipendenti passati all’attività hardware di OpenAI avrebbero avuto accesso o trasferito informazioni riservate su prodotti non ancora presentati, documenti, progetti hardware e componenti. OpenAI respinge le accuse, contesta la ricostruzione dei fatti e ha pubblicato selezionate email e conversazioni iMessage per sostenere la propria posizione. La causa resta una disputa con accuse contrapposte: le informazioni disponibili non riportano una decisione giudiziaria finale che accerti l’appropriazione dei segreti commerciali.

Il primo resoconto della causa e delle accuse di Apple

Il caso conta anche per un motivo molto concreto: OpenAI sta cercando di entrare nel settore dell’hardware per consumatori, mentre Apple difende uno dei patrimoni industriali più sensibili del settore tecnologico. In mezzo ci sono persone, file, procedure di assunzione e una partita procedurale che può condizionare il progetto hardware di OpenAI.

Di cosa tratta la causa Apple–OpenAI

La causa riguarda le accuse di Apple secondo cui alcuni ex dipendenti avrebbero portato o utilizzato informazioni confidenziali dopo essere entrati in OpenAI. Tra i nomi centrali della controversia figurano Chang Liu, ex dipendente Apple il cui accesso ai file è oggetto di versioni contrapposte, e Tang Yew Tan, chief hardware officer di OpenAI ed ex dirigente di Apple.

Apple sostiene che le informazioni coinvolte comprendano dettagli di prodotti non ancora annunciati, documenti riservati, progetti hardware e componenti fisici. Il resoconto iniziale della vicenda richiamava inoltre presunte informazioni su design dei prodotti, processi produttivi e strategie della catena di fornitura.

OpenAI nega di aver commesso illeciti e afferma di non volere né utilizzare segreti commerciali di altre aziende. La società sostiene anche che Apple abbia lasciato attivi alcuni accessi residui e che dipendenti Apple abbiano contattato Chang Liu per ritrovare file. Sono ricostruzioni incompatibili tra loro, non fatti già stabiliti da un tribunale.

Dai due ex dipendenti a un massimo di 13

Le accuse iniziali di luglio riguardavano due ex dipendenti. I resoconti successivi descrivono un’estensione fino a 13 ex dipendenti Apple, ma il numero va letto per quello che è: una cifra riportata nell’ambito delle contestazioni di Apple, non un conteggio giudizialmente accertato e nemmeno la prova che tutte le persone coinvolte abbiano divulgato segreti commerciali.

La distinzione è importante. In una causa per appropriazione di segreti commerciali non basta che una persona cambi azienda o porti con sé competenze professionali generali. Il punto controverso è se siano stati acquisiti, trasferiti o utilizzati materiali che Apple considera riservati e giuridicamente protetti. Proprio su questo si concentrano le accuse e la difesa di OpenAI.

Le richieste di Apple e la risposta di OpenAI

Apple ha chiesto una discovery accelerata, cioè una raccolta anticipata di documenti e testimonianze, oltre alle deposizioni di persone coinvolte nella vicenda. Ha inoltre presentato una richiesta di ingiunzione preliminare per limitare l’accesso, l’uso o la divulgazione delle proprie informazioni riservate.

OpenAI, da parte sua, ha presentato una richiesta di archiviazione e ha poi contestato la richiesta di ingiunzione di Apple. Il 3 agosto 2026 ha pubblicato la propria risposta pubblica, includendo selezionate comunicazioni via email e iMessage. Il 6 agosto 2026 la pagina della società ha collegato l’aggiornamento relativo alla richiesta di archiviazione; il 1° settembre 2026 ha riportato anche l’opposizione alla richiesta di ingiunzione di Apple.

TemaAccusa o richiesta di AppleRisposta di OpenAI
Accesso alle informazioniEx dipendenti avrebbero avuto accesso, scaricato o divulgato materiale riservato di Apple.Apple avrebbe lasciato attivi alcuni accessi residui e avrebbe contattato Chang Liu per individuare file; OpenAI nega di volere o usare segreti commerciali altrui.
Colloqui di lavoroApple sostiene che alcuni responsabili hardware di OpenAI abbiano chiesto a candidati Apple di portare componenti reali o partecipare a sessioni di “show-and-tell”.OpenAI respinge l’idea di voler acquisire o utilizzare informazioni riservate di altre aziende.
Misure giudiziarieApple ha chiesto discovery accelerata, deposizioni e un’ingiunzione preliminare.OpenAI ha presentato una richiesta di archiviazione e si è opposta all’ingiunzione preliminare.

OpenAI ha definito infondata la richiesta di ingiunzione e ha sostenuto di non possedere né desiderare i segreti commerciali di Apple. Apple, invece, descrive la causa come un caso in cui ex dipendenti avrebbero sottratto segreti a vantaggio di OpenAI. Sono posizioni delle parti: non equivalgono a una conclusione del tribunale.

Perché entra in gioco l’hardware

La controversia si inserisce nella spinta di OpenAI verso i dispositivi per consumatori. Il contesto comprende la riportata acquisizione di io Products, società hardware associata a Jony Ive, per 6,5 miliardi di dollari. L’importo e la struttura dell’operazione sono riportati come contesto commerciale della vicenda, non come una specifica tecnica di prodotto.

Questo collegamento spiega perché Apple attribuisca alla causa un peso strategico: le accuse riguardano persone passate da Apple a un progetto hardware concorrente, mentre OpenAI sta cercando di costruire una propria presenza oltre il software e i servizi di intelligenza artificiale.

Non conviene però trasformare le indiscrezioni sui futuri dispositivi di OpenAI in caratteristiche confermate. La controversia documentata riguarda le accuse su informazioni riservate, le richieste processuali e la difesa pubblica di OpenAI; non stabilisce quale dispositivo l’azienda lancerà, quando arriverà né quale forma avrà.

Cosa resta da chiarire

La domanda decisiva è semplice: un tribunale ha già stabilito che OpenAI ha sottratto segreti commerciali Apple? No. Le informazioni disponibili descrivono una causa attiva, con richieste di discovery e di ingiunzione da una parte, una richiesta di archiviazione e un’opposizione dall’altra, ma non riportano un accertamento giudiziario finale sull’appropriazione.

Per chi segue il settore tecnologico, il punto da osservare è quindi doppio. Sul piano legale, contano le decisioni procedurali e il modo in cui verranno valutate le accuse relative ai file e alle informazioni riservate. Sul piano industriale, la disputa mostra quanto sia delicato il passaggio di talenti e conoscenze da un colosso dell’hardware a un’azienda che sta cercando di entrarvi.

Per ora, la conclusione più solida è anche la meno spettacolare: Apple accusa, OpenAI nega e la causa dovrà stabilire se dietro il conflitto ci siano davvero segreti commerciali utilizzati illecitamente oppure una controversia sul controllo delle informazioni e dei talenti. Il futuro hardware di OpenAI resta sullo sfondo; la questione centrale, oggi, è ciò che potrà essere dimostrato in tribunale.