Il 28 ottobre 2026 CoinDesk ha riferito che alcune istituzioni finanziarie stavano provando Google Multi-Party Compute in anteprima privata e che Alphabet aveva iniziato a usare il servizio per asset non specificati su Ethereum e Solana. Google Cloud lo definisce Preview: è una piattaforma di custodia di asset digitali che combina firma a soglia e policy sulle transazioni. La documentazione chiarisce un punto importante: un verdetto DENY blocca la firma automatica, ma un numero sufficiente di firmatari può comunque autorizzare l’operazione.
Come MPC distribuisce le quote di firma
MPC, acronimo di multi-party computation, permette a più partecipanti di collaborare alla firma senza riunire la chiave privata completa in un unico luogo. Nel modello descritto da Google, partecipanti indipendenti con protezione hardware conservano quote isolate della chiave e producono insieme la firma.
La KeyPolicy stabilisce quali team e utenti detengono le quote, quanti devono partecipare e dove queste vengono conservate: in Google Cloud, presso il cliente o su dispositivi mobili. La piattaforma affianca a questa soglia regole sulle transazioni e controlli di governance. Google avverte che i prodotti Pre-GA possono avere supporto limitato e sono forniti «così come sono».
Che cosa comporta un DENY
Google valuta le policy prima di usare le quote per la firma. Le regole, scritte in Cedar, possono consentire o vietare una transazione: in assenza di una regola che la autorizzi, il sistema la nega per impostazione predefinita; una regola di divieto prevale su un’autorizzazione.
Un DENY impedisce la firma automatica, ma non costituisce un veto definitivo. Se un numero sufficiente di firmatari raggiunge la soglia prevista dalla KeyPolicy, può autorizzare la transazione; il risultato della valutazione resta associato all’operazione per l’audit. La distinzione conta: il controllo automatico segnala e blocca il flusso ordinario, mentre la soglia dei firmatari conserva la possibilità di autorizzare.
Una transazione Bitcoin può essere rifiutata senza valutare la policy
Google segnala che una transazione Bitcoin con più destinatari può essere interpretata come un payload non riconosciuto. In quel caso la transazione viene rifiutata e la policy non viene valutata. Perciò un rifiuto non indica sempre che una regola specifica abbia giudicato la transazione: può dipendere dal fatto che il payload non sia riconosciuto.
Reti elencate e tempistica commerciale
Nella panoramica ufficiale, Google indica Bitcoin, Ethereum e le reti compatibili con EVM per ECDSA/secp256k1. Per Solana, la stessa panoramica riporta EdDSA/Ed25519 come «in arrivo»; separatamente, CoinDesk ha riferito l’uso del servizio da parte di Alphabet anche per asset su Solana.
Google Cloud mantiene il servizio in Preview. CoinDesk ha riferito il 28 ottobre che Google puntava alla disponibilità commerciale all’inizio del 2027. Nella documentazione sulle policy, la regola pratica resta quella descritta da Google: un DENY ferma la firma automatica, ma una soglia sufficiente di firmatari può ancora autorizzare la transazione.
In un campione di commenti a una puntata di Paul Barron Network che trattava anche il servizio, alcuni utenti hanno accolto con favore l’infrastruttura per gli operatori istituzionali; altri hanno espresso dubbi sulla fiducia in Google e sul controllo che la custodia istituzionale può dare agli intermediari.