Un’inchiesta pubblicata da Haaretz il 25 ottobre 2026 riferisce che vecchi video allarmanti sono ricomparsi nei feed di sei profili fittizi israeliani. La testata stima centinaia di casi; per ricostruirli ha potuto stabilire la data di 13.000 degli 80.000 post registrati.
Un allarme sui missili è ricomparso mesi dopo
Haaretz racconta il caso di un video del portavoce delle Forze di difesa israeliane che annunciava il lancio di missili iraniani. Il filmato non mostrava la data di pubblicazione: un profilo lo vide su Instagram due settimane dopo, un altro su TikTok tre settimane più tardi e un terzo lo incontrò 90 giorni dopo la prima pubblicazione.
Quando la data non è visibile, un vecchio allarme può sembrare attuale. È il problema concreto descritto dall’inchiesta, che ha seguito contenuti legati ad attacchi, vittime e minacce.
Che cosa ha osservato Haaretz
Per quasi quattro mesi, Haaretz ha seguito sei profili fittizi modellati su archetipi israeliani. Tutti avevano account Facebook e TikTok; quattro avevano anche Instagram. Un sistema di intelligenza artificiale ha registrato i post nei feed e le relative date; Haaretz afferma di aver controllato manualmente i risultati.
La testata ha considerato ricorrente un post mostrato almeno 14 giorni dopo la pubblicazione originale. Sulla base dei post databili, ha stimato centinaia di contenuti allarmanti riproposti. Ha inoltre calcolato una media di due video allarmanti a settimana per ciascun profilo, un dato riferito ai sei account osservati.
Il 16,25% riguarda le date, non le ricomparse
Haaretz è riuscita a stabilire la data di 13.000 post su 80.000, pari al 16,25%. Il calcolo misura quanti post del totale avevano una data ricostruibile nell’indagine; non indica quanti fossero ricorrenti o allarmanti. La stima di centinaia di casi deriva dal sottoinsieme databile.
I sei profili erano fittizi e israeliani. I risultati descrivono quindi ciò che è emerso da quel campione, non una misura della frequenza con cui gli utenti di altri Paesi incontrano vecchie notizie nei feed.
Facebook e TikTok raccolgono la maggior parte degli esempi
Secondo Haaretz, la maggior parte degli esempi allarmanti è comparsa su Facebook e TikTok. L’inchiesta includeva anche Instagram, ma solo quattro dei sei profili avevano un account sulla piattaforma.
TikTok ha sostenuto che le sue raccomandazioni rispecchiano le preferenze e le interazioni degli utenti e ha definito metodologicamente viziata la conclusione tratta da pochi account osservati soggettivamente. La contestazione è la posizione dell’azienda; l’inchiesta di Haaretz resta circoscritta al proprio campione di profili israeliani.