Il Congresso degli Stati Uniti affrontava il 16 settembre 2026 una nuova pressione per intervenire sull’intelligenza artificiale prima della pausa che avrebbe portato gran parte dei legislatori lontano da Washington fino a dopo le elezioni di novembre. Il tempo ridotto si somma a uno scontro ancora aperto su quattro questioni: quanto rapidamente imporre garanzie, quanto affidarsi all’autoregolamentazione delle aziende, chi debba fissare le regole e come proteggere la competitività degli Stati Uniti rispetto alla Cina.

Il calendario elettorale restringe lo spazio per una legge sull’IA

La pressione politica è aumentata mentre i leader del settore chiedevano maggiore attenzione ai rischi dello sviluppo dell’IA. Tuttavia, l’uscita dei parlamentari da Washington in vista delle elezioni rende difficile approvare in tempi brevi una disciplina federale ampia, soprattutto senza un accordo sul contenuto della legge.

Il quadro federale descritto dal Congressional Research Service il 4 giugno 2025 era ancora frammentario: l’azione pubblica si concentrava sull’uso dei poteri già esistenti delle agenzie, sugli impegni volontari, sulle valutazioni, sulle linee guida e su norme settoriali o mirate. Nel dicembre 2024, una task force bipartisan della Camera aveva pubblicato un rapporto con 66 risultati e 89 raccomandazioni organizzati in 15 capitoli.

Il Congresso ha continuato a esaminare proposte su sicurezza, etichettatura dei contenuti generati dall’IA, segnalazione degli incidenti, uso dell’IA da parte del governo e competitività nazionale. La presenza di molte iniziative, però, non equivale a una legge federale generale.

La prima frattura: garanzie immediate o sviluppo senza moratoria?

Mike Johnson e il confronto politico sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti

Mike Johnson, presidente della Camera, ha respinto una moratoria sullo sviluppo dell’IA e ha sostenuto che fermare il settore potrebbe compromettere il vantaggio degli Stati Uniti sulla Cina. La sua posizione combina sicurezza e responsabilità delle aziende, senza affidare al governo il compito di imporre una sospensione generale.

Hakeem Jeffries, leader della minoranza democratica alla Camera, ha invece chiesto un’azione congressuale immediata per proteggere salute, sicurezza e benessere dei cittadini. Le due posizioni non si dividono semplicemente tra favorevoli e contrari alla sicurezza: divergono sul ruolo della legge, sulla velocità dell’intervento e sul rischio politico di rallentare lo sviluppo dell’IA.

La competizione con la Cina è diventata così uno degli argomenti centrali contro una moratoria. Dall’altra parte, chi chiede regole più rapide sostiene che l’assenza di garanzie lasci scoperti salute pubblica, diritti civili e sicurezza dei minori.

Il vero nodo è chi può regolamentare l’IA

La prevalenza federale — cioè la possibilità che le norme nazionali sostituiscano o limitino quelle degli Stati — è il punto di maggiore conflitto istituzionale. Il quadro nazionale sull’IA pubblicato dalla Casa Bianca il 20 marzo 2026 ha raccomandato di impedire l’applicazione di alcune leggi statali considerate incompatibili con la politica nazionale.

L’argomento a favore di una regola unica è pratico: le aziende potrebbero incontrare difficoltà a operare con obblighi diversi in 50 Stati. Il modello opposto, basato sull’autonomia statale o su uno standard federale minimo, punta invece a consentire protezioni più severe su sicurezza, privacy, consumatori e diritti civili.

QuestioneModello con prevalenza federaleModello basato sugli Stati o su una soglia federale minima
ObiettivoCreare un quadro nazionale uniforme e ridurre le differenze di conformità tra gli StatiLasciare agli Stati la possibilità di introdurre tutele aggiuntive
Argomento principaleUn insieme di regole statali diverse può aumentare costi e complessità per le aziendeGli Stati possono intervenire mentre il Congresso procede lentamente
Rischio politicoUna prevalenza ampia può impedire agli Stati di reagire a nuovi danniUn sistema frammentato può produrre obblighi incoerenti
SituazioneÈ raccomandato dal quadro della Casa Bianca in alcune aree, ma non è una legge federaleLe norme e le proposte statali restano parte del conflitto in assenza di un quadro federale generale

Il contrasto non è quindi soltanto tecnico. Stabilire chi decide significa determinare anche quanto spazio avranno gli Stati per rispondere a danni emergenti e quanto margine avranno le aziende per adottare un unico modello operativo.

Dove potrebbe emergere un accordo

La sicurezza dei minori è una delle aree in cui le posizioni potrebbero avvicinarsi. Tra i temi discussi compaiono le restrizioni ai sistemi di IA destinati ai bambini, i chatbot sessualmente espliciti, il divieto di alcuni usi considerati particolarmente pericolosi, la supervisione indipendente e obblighi selettivi di trasparenza o responsabilità.

Questi temi indicano possibili punti di convergenza, non un accordo legislativo già raggiunto. Anche l’idea di imporre alle aziende obblighi per prevenire danni catastrofici, segnalare incidenti o rendere riconoscibili i contenuti generati dall’IA appartiene ancora al ventaglio delle proposte e degli approcci in discussione.

Le proposte già sul tavolo

Il 4 giugno 2026 Jay Obernolte e Lori Trahan hanno presentato una bozza bipartisan del Great American AI Act, pensata come base per un quadro nazionale di governance dell’IA. La sua pubblicazione ha aggiunto un testo concreto al dibattito, ma la proposta resta una bozza di discussione nel quadro degli eventi descritti.

Tra le altre iniziative esaminate dal 119º Congresso figurano misure sull’obbligo di segnalare gli incidenti legati ai sistemi ad alto rischio, sull’etichettatura dei contenuti generati dall’IA e sulla definizione di una strategia nazionale. H.R. 5388, l’American Artificial Intelligence Leadership and Uniformity Act, è stato introdotto e assegnato a una sottocommissione della Camera il 19 dicembre 2025. H.R. 6304, l’AI for America Act, propone di codificare una strategia nazionale sull’IA e di istituire un piano d’azione dedicato.

Il risultato è un mosaico di proposte con obiettivi diversi: alcune puntano sulla sicurezza e sulla responsabilità, altre sulla uniformità normativa e sulla competitività. Trasformarlo in una legge unica richiederebbe un accordo proprio sui punti che oggi dividono il Congresso.

Cosa succede adesso

La pressione per agire era concreta il 16 settembre 2026, ma il calendario elettorale riduceva il tempo disponibile per una legge complessiva. Nel frattempo, Mike Johnson continuava a privilegiare lo sviluppo senza moratoria e la competizione con la Cina, mentre Hakeem Jeffries chiedeva garanzie federali immediate. Il conflitto sulla prevalenza delle norme federali sulle leggi statali restava il passaggio decisivo per qualsiasi compromesso.

La Casa Bianca, secondo un rapporto, è divisa sulla regolazione dell’IA