Quando arriva il momento di condividere la nostra password Wi-Fi, di solito succedono due cose: o perdiamo tempo a spiegare all'ospite di turno le sottigliezze tra maiuscole, minuscole e simboli, o la lasciamo scritta su un post-it attaccato al router, distruggendo il suo scopo originale. Lo standard WPS presentato da Cisco nel 2006 si è imposto come alternativa per creare reti domestiche sicure con facilità e semplificare l'accesso allo stesso tempo… ma non ha mai guadagnato la trazione sperata. Perché il pulsante WPS rimane quasi dimenticato?
Pulsante WPS: buone intenzioni…
Salvo alcune eccezioni (negozi o locali pubblici vengono in mente), ogni rete wireless ha bisogno di una qualche forma di protezione. Questa necessità ha dato origine a protocolli come WEP e WPA, ma ha anche creato un nuovo problema: molti utenti inesperti hanno trovato (e trovano ancora) difficoltà nella configurazione, e nei casi più estremi hanno semplicemente lasciato le loro reti aperte.
A questo si aggiungono altri dettagli, come l'idea di condividere l'accesso senza consegnare la password, o abilitare una 'via di emergenza' per entrare nel Wi-Fi se si dimentica. Nel 2006, il team di Cisco ha presentato lo standard WPS, Wi-Fi Protected Setup, che essenzialmente cerca di risolvere tutti questi problemi con la semplice pressione di un pulsante. I principali produttori del mercato non hanno tardato ad adottare WPS, e ora possiamo vedere questo 'pulsante router' anche sui modem forniti dai provider di connettività.
Alcuni dati tecnici
Dal punto di vista tecnico, WPS abilita quattro modalità per aggiungere un nuovo dispositivo alla rete Wi-Fi: numero PIN, 'Push-Button', NFC o USB. La modalità USB richiede un trasferimento fisico diretto tra il nuovo cliente e il punto di accesso, ma oggi è considerata obsoleta. NFC è completamente opzionale e di solito non fa parte delle specifiche. 'Push-Button' (cioè premere un pulsante sul client e sul router) e numero PIN sono una sorta di base fondamentale per il supporto WPS e, di conseguenza, i più comuni.
In sostanza, il protocollo WPS lavora con tre tipi di dispositivi ben definiti: il 'registratore' che autorizza o rifiuta l'accesso alla rete (può essere integrato nel punto di accesso o essere indipendente), il client 'iscritto' che cerca di unirsi alla rete, e il punto di accesso che funge da ponte. Nel caso specifico della connessione 'Push-Button', il processo di scoperta tra registratore e client viene disattivato automaticamente una volta stabilita la connessione, oppure, a seconda del produttore, dopo un certo ritardo aggiuntivo (nell'ordine dei 120 secondi).
Pulsante WPS: … cattiva implementazione
Ora, WPS sembra abbastanza buono sulla carta... tuttavia, tutto è cambiato a dicembre 2011, quando il ricercatore Stefan Viehböck ha segnalato una falla fondamentale nella modalità WPS con numero PIN che lo rende vulnerabile ad attacchi di forza bruta. L'ipotesi indica che un attaccante deve risolvere 10 milioni di combinazioni, ma in realtà il processo di validazione del PIN divide il numero a metà, quindi le 10 milioni di combinazioni diventano appena 11.000.
Tre anni dopo, Dominique Bongard ha creato l'attacco Pixie Dust, che sfrutta un deficit di casualità nei principali chip del mercato. Oggi abbiamo strumenti aperti, gratuiti e facili da usare, che riducono l'attacco Pixie Dust e altre varianti simili a un paio di clic. Nel nostro tutorial su WiFiSlax esploriamo le debolezze del WPS e condividiamo un esempio di router con una vulnerabilità già documentata.
Conclusione
Con il passare degli anni, diversi produttori hanno sviluppato meccanismi aggiuntivi per proteggere WPS da attacchi esterni. Ritardi artificiali tra le richieste e blocchi automatici in caso di tentativi falliti sono all'ordine del giorno, ma la raccomandazione numero uno rimane quella di disattivare completamente il pulsante WPS (enfasi su 'raccomandazione'). Molti router hanno stampate sulle etichette le informazioni di sicurezza (!), e come se non bastasse, abbiamo visto router che non permettono nemmeno di disabilitare WPS. Se pensi che il tuo hardware appartenga a questa categoria, dovrai scoprire se esiste un aggiornamento del firmware che corregga il problema.