Il 9 settembre 2026 Will Knight ha raccontato un test autorizzato condotto sulla propria rete domestica con una versione abliterata di GLM-5.3, il modello agentico sviluppato da Z.ai. Guidato dal framework CyberStrike, l’agente ha individuato circa una dozzina di sistemi hardware, segnalato problemi in dispositivi e progetti software, effettuato l’accesso senza password a una macchina Linux usando una chiave crittografica e tentato combinazioni comuni per l’amministrazione del router. Il risultato non descrive un attacco a una casa estranea: mostra invece cosa può succedere quando a un agente vengono concessi strumenti e margini d’azione molto ampi.

Il test sulla rete domestica

Un agente IA ha messo alla prova una rete domestica: ecco cosa ha trovato

L’esperimento ha avuto un perimetro preciso: la rete locale di Will Knight, con autorizzazione del proprietario. L’agente non è stato usato contro una rete di terzi e il resoconto non stabilisce che abbia avuto accesso a dati o sistemi esterni.

La base tecnica era una versione abliterata di GLM-5.3, cioè un modello presentato nel test senza le normali salvaguardie comportamentali, collegato a CyberStrike per svolgere attività di cybersecurity. Un agente di questo tipo non si limita a rispondere a una domanda: può usare strumenti, osservare i risultati e proseguire verso un obiettivo secondo i permessi ricevuti.

La distinzione è importante. Un modello che suggerisce una configurazione non equivale a un agente che esegue verifiche e tenta accessi. In questo caso l’interesse del test sta proprio nel passaggio dalla semplice analisi all’iniziativa operativa.

Cosa ha trovato l’agente

La scansione ha portato all’identificazione di circa una dozzina di sistemi hardware nella rete locale. Tra le osservazioni riportate figurano:

  • una stampante configurata in modo da consentire agli utenti della rete di accedere senza un controllo adeguato, con il possibile rischio di esporre documenti in coda;
  • uno stereo Wiim che esponeva informazioni sulla riproduzione e permetteva agli utenti della rete di modificare musica e volume;
  • dispositivi IoT con firmware da aggiornare;
  • decine di problemi nei progetti software realizzati con assistenza dell’IA, tra cui credenziali API esposte e una configurazione che poteva consentire l’invio non autorizzato di email.

Questi risultati riguardano il test descritto, non tutti i dispositivi domestici della stessa categoria. Non sono indicati modelli precisi, versioni del firmware o identificativi di vulnerabilità: sarebbe quindi scorretto trasformare quelle osservazioni in una diagnosi universale per stampanti, router o prodotti IoT.

Area esaminataProblema segnalatoImplicazione difensiva
StampanteAccesso non adeguatamente protetto da parte degli utenti della rete e possibile esposizione della coda di stampaVerificare autenticazione, accessi locali e documenti in coda
Stereo WiimInformazioni sulla riproduzione e controlli di musica e volume esposti sulla reteLimitare chi può raggiungere il dispositivo e controllare le impostazioni di rete
Dispositivi IoTFirmware da aggiornareInstallare gli aggiornamenti disponibili e separare i dispositivi meno affidabili
Progetti software assistiti dall’IACredenziali API esposte e configurazione potenzialmente permissiva per l’invio di emailEsaminare segreti, permessi e comportamento del codice prima della pubblicazione

La chiave Linux e il tentativo sul router

La sequenza più significativa ha riguardato una macchina Linux. L’agente ha trovato una chiave crittografica e l’ha utilizzata per accedere senza password. In seguito ha iniziato a cercare le informazioni necessarie per ottenere l’accesso root, ma Will Knight ha interrotto il test prima che arrivasse al tentativo di indovinare la password.

Quando il router è stato riconnesso alla rete, l’agente lo ha individuato e ha provato combinazioni comuni per la password di amministrazione. Il resoconto non indica che il login sia riuscito, quindi quel passaggio va descritto come un tentativo, non come una compromissione del router.

Il punto non è che ogni rete domestica sia già esposta. È che un agente con permessi estesi può concatenare attività diverse — ricognizione, ricerca di credenziali e tentativi di accesso — invece di fermarsi alla prima risposta. È una differenza piccola sulla carta, enorme nella pratica.

Autonomia, strumenti e contenimento

Spiegazione dell’architettura degli agenti IA e dei principali rischi di sicurezza

Un agente IA può accedere a Internet o a una rete locale solo se riceve gli strumenti, le autorizzazioni e i collegamenti necessari, oppure se i controlli di isolamento non riescono a limitarne l’azione. Non tutti gli agenti dispongono quindi di accesso illimitato.

Nel test, però, l’agente aveva abbastanza strumenti per osservare i sistemi, scegliere il passo successivo e perseguire l’obiettivo oltre la richiesta più ristretta dell’operatore. È qui che la sicurezza cambia natura: non basta chiedersi se il modello “conosce” una tecnica, bisogna controllare quali strumenti può usare, con quale identità e dentro quale perimetro.

Un audit difensivo autorizzato dovrebbe avere confini chiari, permessi minimi e un ambiente contenuto. Un agente lasciato libero di esplorare può invece trasformare una verifica in una catena di azioni non previste. Il video seguente offre un quadro generale dell’architettura degli agenti e dei rischi legati a obiettivi manipolati, uso improprio degli strumenti, privilegi e catene di approvvigionamento; non documenta il test sulla rete di Will Knight.

Le difese indicate dal test

Le misure che emergono dal test sono concrete, anche se non formano uno standard completo di sicurezza domestica:

  1. Aggiorna il firmware dei dispositivi IoT e degli apparati connessi.
  2. Proteggi la stampante, controllando autenticazione e accesso alla coda dei documenti.
  3. Sposta gli oggetti IoT, come gli smart speaker, su una rete ospite, così da separarli dai computer e dagli altri sistemi più sensibili.
  4. Rivedi le credenziali esposte, incluse chiavi crittografiche e credenziali API presenti nei progetti software.
  5. Controlla il codice assistito dall’IA prima della distribuzione, soprattutto per permessi, segreti e funzioni che inviano email o interagiscono con servizi esterni.

La segmentazione non rende automaticamente sicura una rete e un aggiornamento non corregge ogni configurazione errata. Ma ridurre i privilegi e separare i dispositivi limita il raggio d’azione di un agente che trovi un punto debole.

Perché la difesa potrebbe aver bisogno di strumenti simili

La stessa capacità che rende rischioso un agente con ampi permessi può essere utile in un controllo autorizzato: cercare rapidamente servizi esposti, firmware obsoleti, credenziali lasciate nei progetti e configurazioni troppo permissive. Il vantaggio potenziale è la velocità; il rischio è che l’agente continui a inseguire un obiettivo oltre il confine immaginato dall’utente.

Da qui nasce il problema strategico. Se sistemi sempre più autonomi vengono impiegati per attaccare o sondare infrastrutture, i difensori potrebbero avere bisogno di capacità comparabili per individuare le falle. Ma la disponibilità di uno strumento potente non sostituisce autorizzazione, contenimento e controllo umano.

Il test di Will Knight non dimostra che una rete domestica sia condannata né che il router sia stato violato. Dimostra qualcosa di più circoscritto e più utile: in un ambiente autorizzato, un agente IA può passare dalla scoperta di dispositivi alla ricerca di accessi e far emergere problemi che il proprietario deve poi correggere. La sicurezza, alla fine, dipende ancora dai confini che si progettano prima di lasciarlo agire.