La proposta di class action presentata negli Stati Uniti da quattro ex lavoratori di Amazon.com, Inc. sostiene che l’azienda avrebbe negato o limitato accomodamenti legati alla gravidanza, richiesto documentazione medica anche per richieste ordinarie e penalizzato alcuni lavoratori attraverso le proprie regole sulla presenza. Le accuse non sono state risolte da una sentenza.

Che cosa sostiene la causa contro Amazon

Amazon, quattro ex lavoratori accusano l’azienda sugli accomodamenti in gravidanza

L’azione è stata presentata presso la U.S. District Court for the Eastern District of New York come proposta di class action nazionale. I quattro ricorrenti indicati sono Willamina Barclay, Kristina Green, Jennifer Hatch e Dazaria Parks, tutti ex lavoratori orari di Amazon.

Secondo le accuse, le richieste di accomodamento avrebbero riguardato pause aggiuntive per il bagno, la possibilità di sedersi o usare una sedia, acqua, pause per mangiare e bere, limiti al sollevamento, turni più brevi e mansioni modificate. La causa sostiene inoltre che Amazon avrebbe richiesto certificati o altra documentazione medica per ogni richiesta legata alla gravidanza, anche quando si trattava di modifiche di base.

I ricorrenti collegano queste richieste anche a trattenute sul monte di permessi non retribuiti, penalizzazioni legate alla presenza, provvedimenti disciplinari e, in alcuni casi, alla perdita del lavoro. Si tratta della ricostruzione contenuta nell’azione legale: non di fatti già accertati da un tribunale.

Gli accomodamenti al centro della controversia

La disputa riguarda richieste molto concrete, non una generica modifica delle condizioni di lavoro. Le accuse citano in particolare:

  • pause aggiuntive per usare il bagno;
  • accesso all’acqua;
  • pause per mangiare e bere;
  • la possibilità di sedersi o avere una sedia;
  • limiti al sollevamento di pesi;
  • turni più brevi;
  • mansioni modificate o altre forme di lavoro adattato;
  • assenze necessarie per motivi medici.

La guida pubblicata nel 2024 dall’U.S. Equal Employment Opportunity Commission per applicare il Pregnant Workers Fairness Act indica acqua, pause aggiuntive per il bagno, pause per cibo e bevande e la possibilità di sedersi tra le modifiche ordinarie per le quali, in genere, non è ragionevole pretendere documentazione di supporto. La guida riguarda il quadro generale della legge: non decide da sola se una specifica richiesta o una specifica condotta di Amazon abbia violato la norma.

Perché conta il Pregnant Workers Fairness Act

Il Pregnant Workers Fairness Act è la legge federale statunitense che prevede accomodamenti ragionevoli per lavoratori qualificati con limitazioni legate a gravidanza, parto, allattamento o condizioni mediche correlate, salvo il caso di un onere eccessivo per il datore di lavoro.

Il punto pratico è la distinzione tra una richiesta ordinaria e una situazione che richiede informazioni mediche aggiuntive. Per le modifiche più comuni indicate dalla guida — acqua, pause per il bagno, cibo e bevande, possibilità di sedersi — l’EEOC spiega che la necessità è generalmente riconoscibile durante una gravidanza non complicata. Questo non trasforma ogni richiesta in un diritto automatico né sostituisce la valutazione del singolo caso, ma chiarisce perché la documentazione medica richiesta per modifiche di base sia uno degli aspetti centrali della causa.

La denuncia separata del New Jersey

La causa federale non va confusa con un procedimento distinto avviato nel New Jersey. Il 22 ottobre 2025, il procuratore generale Matthew J. Platkin e la New Jersey Division on Civil Rights hanno annunciato una denuncia contro Amazon.com, Inc. che accusa l’azienda di un modello diffuso di discriminazione nei confronti di lavoratrici incinte e lavoratori con disabilità nei magazzini dello Stato.

La denuncia del New Jersey sostiene, tra l’altro, che Amazon avrebbe collocato lavoratori in congedo non retribuito mentre le richieste erano in attesa, ritardato o negato accomodamenti, applicato ritorsioni e usato metriche di produttività in modo rigido anche dopo l’approvazione di modifiche. Il procedimento statale richiama il New Jersey Law Against Discrimination, oltre alle tutele relative alla gravidanza e alla disabilità.

ProcedimentoAmbito geograficoQuadro normativoCondotta contestata
Proposta di class action federaleClasse proposta a livello nazionale, con una sottoclasse riferita a New YorkPregnant Workers Fairness Act e accuse di ritorsioneLimitazioni a pause, acqua, possibilità di sedersi e modifiche al sollevamento; richieste di documentazione medica e penalizzazioni sulla presenza
Denuncia del New JerseyMagazzini Amazon in New JerseyNew Jersey Law Against DiscriminationCongedo non retribuito durante l’attesa, ritardi o dinieghi, ritorsioni, metriche di produttività rigide e mancato dialogo sulle modifiche

La posizione di Amazon

Amazon nega gli illeciti e sostiene che la causa contenga inesattezze e omissioni. L’azienda afferma inoltre che le proprie politiche rispettano il Pregnant Workers Fairness Act e dichiara di sostenere ogni anno decine di migliaia di dipendenti con accomodamenti legati alla gravidanza.

Secondo il dato comunicato da Amazon per l’anno di riferimento, è stato approvato oltre il 99,9% delle richieste di accomodamento legate alla gravidanza. La percentuale è dichiarata dall’azienda e non costituisce una verifica indipendente delle singole richieste o delle esperienze descritte nella causa.

Amazon ha anche indicato per i genitori che partoriscono un congedo interamente retribuito fino a 20 settimane per i dipendenti idonei, comprendente quattro settimane di congedo prima del parto e un programma di rientro graduale. Questa è la posizione aziendale sul proprio programma di sostegno e non risolve le accuse relative alla gestione delle richieste nei casi contestati.

Che cosa non è stato deciso

La proposta federale descrive una controversia ancora aperta: non stabilisce da sola la responsabilità di Amazon, non equivale alla certificazione della classe e non crea un procedimento automatico per ottenere un risarcimento. Anche la denuncia del New Jersey contiene accuse, non una sentenza definitiva contro l’azienda.

Per il lettore, la distinzione decisiva è questa: da una parte ci sono le richieste concrete di quattro ex lavoratori e il quadro previsto dal Pregnant Workers Fairness Act; dall’altra c’è la risposta di Amazon, che nega le accuse e presenta dati diversi sulle proprie approvazioni. Saranno gli sviluppi giudiziari e amministrativi a chiarire come le regole siano state applicate nei casi contestati.