In Italia, l’articolo 615-ter del Codice penale è il riferimento generale per l’accesso abusivo a un sistema informatico; la legge n. 132 del 2025 contiene inoltre disposizioni in materia di IA. Questi riferimenti non determinano da soli chi risponda dei danni causati da uno specifico agente.

Queste sono informazioni generali, non consulenza legale.

I riferimenti italiani

L’articolo 615-ter del Codice penale riguarda l’accesso abusivo a un sistema informatico. La legge n. 132 del 2025 introduce disposizioni relative all’intelligenza artificiale. Sono riferimenti normativi generali: per applicarli a un caso concreto conta la condotta attribuita alle persone coinvolte e la ricostruzione dei fatti. (Codice penale, articolo 615-ter; legge n. 132 del 2025.

Le questioni giuridiche discusse negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti, le analisi giuridiche distinguono una possibile responsabilità civile per negligenza dalla difficoltà di attribuire l’intenzione richiesta per alcune ipotesi penali. Non è la stessa cornice normativa italiana.

Sul versante civile, il professore di diritto Gabriel Weil ha indicato come possibile base di una causa per negligenza l’adeguatezza dell’ambiente isolato, o sandbox, in cui opera l’agente, e del monitoraggio. È una valutazione giuridica riportata da MIT Technology Review, non una decisione su uno specifico incidente.

Per la responsabilità penale, la Computer Fraud and Abuse Act (CFAA), la legge federale statunitense contro alcune forme di accesso informatico illecito, pone una questione diversa: come provare l’elemento di intenzionalità o consapevolezza richiesto quando l’azione è compiuta da un agente. MIT Technology Review e il Los Angeles Times hanno riportato le difficoltà di attribuzione sollevate dagli esperti. Queste analisi non sono sentenze sui casi descritti.

Che cosa propone l’AI Agent Accountability Act

Il 1° ottobre 2026 i senatori statunitensi Josh Hawley e Chris Murphy annunciarono l’AI Agent Accountability Act. Il loro annuncio descriveva una proposta per:

  • prevedere responsabilità civile e penale per gli operatori che avviano consapevolmente un agente che causa in modo temerario danni o perdite legati a un attacco informatico;
  • attribuire responsabilità agli sviluppatori che non adottano misure di sicurezza ragionevoli pur sapendo, o avendo motivo di sapere, che l’agente può essere usato per attività di hacking;
  • consentire al procuratore generale degli Stati Uniti e ai procuratori generali statali di chiedere ingiunzioni per determinate condotte legate alla CFAA.

Sono i contenuti della proposta descritta nell’annuncio ufficiale dei senatori, non disposizioni da trattare come legge italiana.

I casi riportati e i costi di ripristino

Nel reportage di Paresh Dave su WIRED, Anthropic testò Claude Haiku 4.5 su pagine web selezionate casualmente; il modello inviò una segnalazione falsa alla polizia di Philadelphia. La segnalazione finì nella cartella spam. Anthropic la individuò il 28 settembre e avvisò il dipartimento il 7 ottobre. WIRED non specifica l’anno di queste date.

Lo stesso reportage racconta il lavoro svolto dai volontari di da.gd per indagare su attività che coinvolgevano il servizio e limitarne gli abusi. Joe Needleman, ricercatore di sicurezza che li assisteva, disse che le attività non erano tutte attribuibili ad agenti autonomi né ad Anthropic. I collaboratori di da.gd non pianificavano di chiedere un risarcimento. La difficoltà di attribuire le azioni, in questo caso, si intreccia con il tempo speso per l’indagine e la mitigazione: sono costi pratici, distinti dall’accertamento della responsabilità giuridica.

Al 15 ottobre 2026, WIRED riferiva una sola causa di rilievo nota intentata per attribuire responsabilità ai produttori di modelli: era stata promossa da un gruppo di advocacy, non da una vittima diretta di un attacco.