Il gioco mobile Kuiper è diventato irraggiungibile da una connessione spagnola durante uno dei blocchi IP legati alle partite di LaLiga: il 5 settembre 2026, una rete Vodafone di Saragozza ha risolto correttamente il nome del servizio, ma la connessione TCP verso 188.114.96.5:443 è andata in timeout dopo 20 secondi. Lo stesso servizio ha risposto attraverso un proxy inverso ospitato in Germania, con HTTP 200 in 0,2 secondi.

Il caso, documentato dal developer Borja de la Osa, mette in luce un problema tecnico preciso: quando il blocco riguarda un indirizzo IP condiviso, può interrompere anche servizi legittimi che usano la stessa infrastruttura. Non si tratta, in questo test, di un semplice errore DNS né di un’indisponibilità generale del server di gioco.

Il caso Kuiper

Il backend di Kuiper gira su un Cloudflare Worker associato al range condiviso 188.114.96.0/22. Il monitoraggio del servizio ha registrato il blocco di quel range per 12 giorni tra il 15 agosto e il 6 settembre 2026, attraverso DIGI, MasMóvil, Movistar, Orange e Vodafone.

La distinzione tra DNS e connessione è decisiva. Nel test del 5 settembre, i resolver utilizzati hanno restituito gli indirizzi attesi, tra cui 188.114.96.5 e 188.114.97.5. Il fallimento è arrivato dopo, quando la rete Vodafone ha tentato di aprire la connessione TCP verso la porta 443 dell’indirizzo interessato.

In altre parole: il telefono riusciva a chiedere «dove si trova» il servizio, ma il traffico verso quell’indirizzo non arrivava a destinazione. Un dettaglio poco spettacolare, forse, ma è proprio qui che si nasconde il problema.

Il test di rete: DNS funzionante, TCP in timeout

Il confronto del 5 settembre separa chiaramente i due passaggi:

  • la risoluzione DNS del nome di Kuiper è riuscita;
  • la connessione TCP a 188.114.96.5:443 dalla rete Vodafone di Saragozza è scaduta dopo 20 secondi;
  • un altro indirizzo Cloudflare ha risposto in 0,03 secondi;
  • il proxy tedesco ha restituito HTTP 200 in 0,2 secondi.

Questo risultato non descrive un problema generico di Cloudflare e non dimostra che ogni servizio ospitato sulla piattaforma sia stato colpito. Documenta però un percorso specifico: l’indirizzo utilizzato dal Worker di Kuiper risultava irraggiungibile dalla rete spagnola testata, mentre una rotta alternativa raggiungeva lo stesso backend.

Perché un IP condiviso può colpire servizi legittimi

Kuiper irraggiungibile in Spagna durante i blocchi IP legati a LaLiga

Un indirizzo IP non identifica necessariamente un solo sito o una sola applicazione. Le reti di distribuzione dei contenuti, come Cloudflare, fanno spesso passare servizi diversi attraverso indirizzi e infrastrutture condivisi. Il blocco a livello IP agisce sul nodo di rete, non sempre sul singolo dominio richiesto dall’utente.

È la differenza tra chiudere una porta precisa e interrompere l’accesso a un intero edificio perché una stanza ospita un’attività contestata. Se il filtro si ferma all’indirizzo IP, il provider può impedire il traffico anche verso servizi che non hanno alcun rapporto con il contenuto preso di mira.

Nel caso di Kuiper, l’effetto osservato è concreto: un gioco mobile in fase di sviluppo ha perso il percorso diretto dalla Spagna perché il suo Worker condivideva infrastruttura con altri servizi. L’osservazione riguarda Kuiper e le reti testate; non autorizza a estendere automaticamente lo stesso risultato a ogni dominio Cloudflare.

La deviazione in Germania che ha ripristinato l’accesso

Kuiper ha introdotto un meccanismo di fallback: il client attende cinque secondi una risposta dal Worker principale e, se non arriva, inoltra la richiesta a un VPS Hetzner CX22 situato in Germania. Quel server funziona da proxy inverso verso il Worker e, secondo la descrizione tecnica del servizio, non conserva i dati di gioco.

Il VPS ha un costo dichiarato di 4 € al mese. Nel test del 5 settembre, la differenza tra le due rotte è stata netta:

PercorsoContesto della connessioneRisultato osservatoFunzioneCosto mensile
Connessione direttaVodafone, Saragozza; accesso a 188.114.96.5:443Timeout TCP dopo 20 secondiPercorso principale verso il Cloudflare Worker
Proxy inverso in GermaniaVPS Hetzner CX22 che inoltra la richiesta al WorkerHTTP 200 in 0,2 secondiFallback dopo cinque secondi senza risposta4 €

Il proxy non «cura» il blocco sul percorso spagnolo: lo aggira architetturalmente facendo partire la connessione da un altro punto della rete. Nel caso documentato, è bastato a mantenere raggiungibile il backend di Kuiper.

Un problema più ampio dei soli videogiochi

Uno studio di Open Observatory of Network Interference (OONI) ha analizzato le misurazioni raccolte tra il 1° gennaio e il 1° giugno 2026. L’organizzazione ha stimato che, in quel periodo e nel proprio insieme di test, siano stati coinvolti più di 500.000 domini. È una misurazione storica di quel periodo, non un conteggio attuale e non una prova che tutti i domini siano stati irraggiungibili nello stesso momento.

La vicenda di Kuiper aggiunge un esempio concreto a quel quadro: il servizio interessato non era un flusso video pirata, ma un backend di gioco che utilizzava un’infrastruttura condivisa.

Movistar ha collegato la perturbazione segnalata a blocchi applicati in esecuzione di una risoluzione giudiziaria legata a LaLiga e ha avvertito che potevano essere coinvolti range IP condivisi da provider come Cloudflare. Il supporto dell’operatore ha inoltre indicato di non poter creare eccezioni individuali per i singoli servizi.

LaLiga presenta una posizione diversa: sostiene che le misure siano rivolte agli indirizzi IP usati per l’accesso illegale ai propri contenuti e afferma che non si tratti di un blocco ampio o indiscriminato. Questa è la posizione ufficiale dell’organizzazione. Le misurazioni di Kuiper e lo studio OONI descrivono invece gli effetti osservati su infrastrutture e servizi legittimi.

Che cosa significa per chi usa servizi online in Spagna

Il caso mostra perché cambiare DNS non è necessariamente sufficiente. Nel test di Kuiper, più resolver hanno restituito gli stessi indirizzi: il problema si è manifestato nella successiva connessione TCP, non nella ricerca dell’indirizzo.

Mostra anche un limite pratico dei blocchi IP: un operatore può applicare la misura al livello della rete, mentre il servizio legittimo si trova soltanto a valle di quell’indirizzo condiviso. Per l’utente finale il sintomo è semplice — un gioco, uno strumento di sviluppo o un servizio che non risponde — ma la causa può stare in una decisione applicata a un’intera infrastruttura.

La conseguenza è il punto centrale della vicenda: combattere la distribuzione illegale di contenuti e impedire l’accesso a servizi estranei sono due risultati diversi. Quando il filtro non distingue abbastanza tra i due, il costo tecnico ricade anche su chi non era il bersaglio del blocco.