Il 13 settembre la Korea Communications Standards Commission (KCSC) ha chiesto a 12 aziende straniere di rafforzare le tutele per le informazioni contenute nelle richieste di rimozione. L’iniziativa segue una presunta esposizione collegata a Google e a una richiesta per rimuovere contenuti legati a crimini sessuali digitali: il punto, quindi, non è soltanto proteggere il contenuto da rimuovere, ma anche i dati allegati alla segnalazione.
La Corea del Sud chiede più protezione per i dati delle rimozioni
La KCSC ha rivolto la richiesta a 12 aziende straniere. Nel gruppo sono nominate Google, Meta Korea, X Korea e TikTok Korea; altre otto aziende fanno parte del totale, ma non sono state identificate.
La vicenda che ha fatto scattare l’intervento riguarda, in forma presunta, informazioni inserite in una richiesta per rimuovere contenuti di crimini sessuali digitali. Secondo la ricostruzione resa pubblica, Google avrebbe fornito quei dati a un’organizzazione esterna, dove sarebbero poi diventati pubblici. L’accusa non equivale a una decisione giudiziaria né a una responsabilità legale accertata.
La distinzione è importante: una richiesta di rimozione può contenere informazioni sensibili su chi segnala il contenuto, sulle persone coinvolte e sulle ragioni dell’intervento. Proteggere quel materiale è un problema diverso dalla rimozione del contenuto indicato nella segnalazione.
Un’indagine distinta sui dati collegati a Google
L’11 settembre, la Personal Information Protection Commission (PIPC) ha annunciato di aver avviato un’indagine sulla presunta divulgazione dei dati contenuti nelle richieste di rimozione di contenuti legati a crimini sessuali digitali. La commissione aveva chiesto a Google i documenti pertinenti il 7 settembre.
La PIPC sta esaminando quali informazioni siano state condivise, quando e con quali modalità, oltre alla base giuridica del trattamento e all’eventuale consenso. L’indagine riguarda anche possibili violazioni, ma non costituisce una decisione sulla responsabilità legale di Google. KCSC e PIPC sono autorità distinte: la prima ha chiesto garanzie più forti alle piattaforme, la seconda sta esaminando il caso sotto il profilo della protezione dei dati personali.
Il caso coinvolge anche Cloudflare e quattro organizzazioni internazionali
La KCSC ha chiesto separatamente a Cloudflare di rafforzare i controlli contro la condivisione esterna, la redistribuzione o la divulgazione di informazioni sensibili contenute nelle richieste delle autorità. Cloudflare non è indicata come una delle 12 aziende comprese nella richiesta rivolta alle piattaforme.
La commissione ha inoltre condiviso il caso con quattro organizzazioni internazionali: International Association of Internet Hotlines, Global Online Safety Regulators Network, International Institute of Communications e US National Center for Missing & Exploited Children.
La risposta sudcoreana sposta così l’attenzione su un passaggio spesso meno visibile della moderazione: non basta chiedere la rimozione di un contenuto dannoso; bisogna proteggere anche le informazioni utilizzate per attivare quella richiesta.