Il 16 settembre sono emerse notizie secondo cui l’Arabia Saudita avrebbe cancellato o rinviato alcuni carichi di greggio destinati alle raffinerie europee. Almeno tre raffinerie sarebbero state coinvolte e alcuni rinvii sarebbero arrivati fino a novembre. Non si tratta però della sospensione di tutte le esportazioni saudite: il problema riguarda i flussi collegati all’interruzione dell’oleodotto East-West e alla disponibilità delle scorte.
Saudi Aramco ha rifiutato di commentare le cancellazioni e i ritardi riportati.
Cosa è successo all’oleodotto East-West
L’oleodotto East-West collega i giacimenti petroliferi orientali dell’Arabia Saudita con Yanbu, sulla costa del Mar Rosso. Dopo gli attacchi con droni del 10 settembre nelle regioni di Riyadh e Medina, l’Arabia Saudita ha annunciato l’11 settembre una chiusura precauzionale dell’infrastruttura.
Il percorso è strategico perché permette al greggio saudita di raggiungere il Mar Rosso senza attraversare lo Stretto di Hormuz. Le stime industriali citate nelle ricostruzioni disponibili indicano un flusso reindirizzato verso Yanbu di circa 4 milioni di barili al giorno, pari a circa il 4% dell’offerta globale.
Per le navi dirette in Europa, Yanbu offre poi una rotta verso nord, in direzione del Canale di Suez. Questo itinerario non richiede il passaggio attraverso Bab el-Mandeb, lo stretto all’ingresso meridionale del Mar Rosso che resta comunque centrale per il traffico tra Europa e Asia.
Yanbu, le scorte e le rotte alternative
Il primo cuscinetto contro l’interruzione è rappresentato dalle scorte già presenti a Yanbu. Se l’oleodotto restasse fuori servizio, queste riserve potrebbero sostenere le esportazioni per circa 5–7 giorni, secondo stime industriali.
La rete dispone anche di alternative attraverso i terminali egiziani. Le infrastrutture di Ain Sukhna, sul Mar Rosso, e Sidi Kerir, sul Mediterraneo, possono contribuire a mantenere il collegamento marittimo tra il greggio proveniente dalla regione e i mercati europei.
Questo spiega perché i rinvii riportati non equivalgono automaticamente a un blocco totale delle forniture. La continuità dei carichi dipende dalla durata del fermo, dalle scorte disponibili e dalla capacità di usare percorsi alternativi.
Quanto può durare l’interruzione
La durata resta una variabile decisiva. Chris Wright, segretario all’Energia degli Stati Uniti, ha stimato che l’interruzione sarebbe stata nell’ordine dei giorni. Altre stime di mercato hanno considerato riparazioni della durata di diverse settimane.
Le due prospettive producono conseguenze molto diverse: pochi giorni lascerebbero più spazio alle scorte e ai terminali alternativi, mentre un fermo più lungo aumenterebbe la pressione sui carichi destinati alle raffinerie europee e sui costi del trasporto marittimo.
Cosa significa per l’Europa e per il mercato del petrolio
L’effetto immediato riguarda soprattutto la logistica: alcuni carichi possono essere cancellati o rinviati mentre gli operatori cercano di compensare l’interruzione. Il passaggio da Yanbu verso Suez mantiene inoltre una rotta europea distinta dai flussi che devono attraversare Bab el-Mandeb.
La situazione non descrive quindi un arresto completo delle esportazioni saudite verso l’Europa. Descrive una riduzione o uno slittamento di parte dei carichi, con un impatto che dipende dalla durata del fermo dell’oleodotto e dalla capacità di attivare le rotte alternative.