Il 16 settembre 2026 la regolamentazione federale dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti appariva ancora senza una direzione concreta: la Casa Bianca avrebbe messo in pausa un progetto di supervisione per i sistemi più avanzati, mentre in Congresso le proposte esistenti affrontavano divisioni politiche, voti incerti e un calendario quasi esaurito. Il risultato è un mosaico: Washington discute, gli Stati legiferano.
La supervisione federale è ferma al punto di partenza
Il progetto preliminare immaginato dal Tesoro e dall’Office of Science and Technology Policy avrebbe seguito un modello simile a quello della FINRA, l’organismo che negli Stati Uniti supervisiona il settore finanziario. L’idea prevedeva un sistema collegato all’amministrazione nel quale i principali laboratori di IA avrebbero contribuito all’autoregolamentazione dello sviluppo dei modelli di frontiera, cioè i sistemi più avanzati e potenti.
Il progetto sarebbe rimasto in sospeso dopo l’opposizione di alcuni dirigenti tecnologici e la posizione contraria di Donald Trump verso una regolamentazione federale esplicita. L’iniziativa era stata preceduta, il 14 luglio 2026, da un saggio e da incontri con funzionari di alto livello da parte di Demis Hassabis, cofondatore di Google DeepMind.
Questa ipotesi non è diventata un quadro normativo operativo. Nel frattempo, il Congresso ha davanti proposte più circoscritte, ma nessuna ha ancora prodotto una legge federale con un percorso chiaro verso l’approvazione.
Tre strade diverse per controllare l’IA avanzata
Le principali idee sul tavolo non fanno tutte la stessa cosa. Una punta sull’autoregolamentazione organizzata, una sulla trasparenza e sugli audit, l’altra sulla possibilità tecnica di fermare i sistemi più rischiosi.
| Proposta o quadro | Ambito | Meccanismo principale | Data collegata |
| Quadro della Casa Bianca ispirato a FINRA | Sviluppatori di IA di frontiera | Autoregolamentazione dei principali laboratori sotto un organismo collegato all’amministrazione | 14 luglio 2026: saggio e incontri che hanno preceduto il progetto |
| FRONTIER Act | Grandi sviluppatori e modelli più avanzati | Schede dei modelli, gestione dei rischi, audit indipendenti, segnalazione degli incidenti e valutazioni continue | Presentato il 23 luglio 2026 |
| AI Kill Switch Act | Sistemi IA potenti capaci di provocare danni catastrofici | Capacità tecnica di limitare, sospendere o spegnere i sistemi, con segnalazioni degli incidenti e registri forensi | Presentato il 23 luglio 2026 |
Il FRONTIER Act è stato presentato il 23 luglio da Lori Trahan e Jay Obernolte con il sostegno di esponenti di entrambi i partiti. Il testo descritto dai promotori propone un quadro nazionale basato sul rischio e requisiti graduati per i maggiori sviluppatori di IA.
Tra gli obblighi figurano le model card, documenti che descrivono caratteristiche e limiti di un modello, piani di gestione del rischio, valutazioni indipendenti, comunicazione degli incidenti gravi e controlli continuativi. Il progetto è pensato per concentrare la supervisione sui modelli più avanzati, non su ogni applicazione che utilizza l’IA.
Il 23 luglio Ted Lieu e Nathaniel Moran hanno presentato invece l’AI Kill Switch Act. La proposta richiederebbe agli sviluppatori interessati di mantenere la capacità tecnica di ridurre il funzionamento di un sistema, sospenderlo o arrestarlo completamente. Prevederebbe anche segnalazioni degli incidenti e registri forensi, utili a ricostruire ciò che è accaduto dopo un evento problematico.
Perché un kill switch non è un semplice pulsante rosso
L’idea è intuitiva: se un sistema diventa pericoloso, qualcuno deve poterlo fermare. Il disegno di legge punta proprio a garantire in anticipo questa possibilità, insieme a una risposta pubblica graduata e a procedure per intervenire sui modelli coperti dalla norma.
La discussione politica, però, ruota anche attorno al momento dell’intervento. Alcuni dirigenti tecnologici ritengono che un arresto effettuato solo dopo aver scoperto un comportamento dannoso possa arrivare troppo tardi: il danno potrebbe verificarsi mentre il sistema opera senza supervisione o cerca di portare a termine un compito. È un’obiezione sul tempismo della misura, non sulla possibilità tecnica di spegnere il modello.
Il Congresso ha poco tempo e pochi voti sicuri
La paralisi federale nasce da più fattori che si sommano. L’amministrazione Trump si è opposta a una regolamentazione esplicita, alcuni dirigenti tecnologici hanno contestato il quadro della Casa Bianca e i disegni di legge devono superare una forte divisione tra i partiti.
C’è poi il calendario. Prima delle elezioni di metà mandato di novembre restavano una settimana di lavori per la Camera dei rappresentanti e tre settimane per il Senato, secondo una ricostruzione del calendario congressuale diffusa il 14 settembre. La leadership democratica della Camera avrebbe valutato l’inserimento di misure sugli audit dell’IA in un provvedimento necessario per finanziare il governo, ma il numero di voti disponibili e il sostegno dello speaker Mike Johnson restavano incerti.
Anche la competizione con la Cina pesa sul dibattito. Una parte della leadership repubblicana sostiene che regole troppo rigide potrebbero rallentare l’innovazione statunitense e indebolire la posizione del Paese. Dall’altra parte, proposte come quella di Ted Lieu e Nathaniel Moran partono dall’idea che la capacità di intervenire sui sistemi più potenti debba essere garantita prima di un’emergenza.
La regolamentazione non è ferma in tutti gli Stati Uniti
Dire che Washington è bloccata non significa che negli Stati Uniti non esistano nuove regole sull’IA. Il movimento si è spostato soprattutto a livello statale, con norme su sicurezza dei minori, chatbot-companion, tutela dei consumatori, infrastrutture e centri dati, oltre a misure più limitate sui modelli avanzati.
Al 1° luglio 2026, gli Stati avevano approvato 109 leggi sull’IA e 28 leggi sui centri dati. California, New York e Illinois sono tra gli Stati citati come esempi di un’attività normativa più incisiva di quella federale.
La differenza è quindi istituzionale: il Congresso discute un quadro nazionale per gli sviluppatori più avanzati, mentre i singoli Stati stanno già intervenendo su rischi e settori specifici. È questa frattura, più che l’assenza totale di iniziative, a definire lo stallo americano sull’IA.