Un esperimento in realtà virtuale pubblicato il 2 ottobre 2026 ha registrato un’assegnazione media di 2,96 CHF a Johan e 2,54 CHF a Johanna, due avatar di assistenti IA con presentazione rispettivamente maschile e femminile. La differenza è risultata statisticamente significativa, ma il denaro era destinato allo sviluppo degli assistenti e lo studio non separa l’effetto della presentazione di genere da quello di altri tratti degli avatar e delle voci.

Una simulazione di lavoro con tre assistenti

I ricercatori hanno analizzato 189 lavoratori della conoscenza, dopo aver escluso due persone reclutate per problemi tecnici. Ogni partecipante ha interagito con un chatbot testuale, un robot da scrivania e uno dei due avatar, Johan o Johanna. Tutte e quattro le rappresentazioni usavano lo stesso modello, gpt-4-1106-preview.

Nella simulazione, ambientata in un ufficio virtuale, i partecipanti dovevano proporre soluzioni sull’uso di entità IA nel metaverso per favorire il benessere, l’inclusione o la collaborazione tra colleghi. Ogni sessione durava circa 30 minuti.

L’analisi delle assegnazioni economiche ha incluso 159 partecipanti. Ognuno poteva destinare fino a 4 CHF a ciascun assistente per il suo sviluppo; la parte non assegnata restava al partecipante. Non si trattava quindi di uno stipendio per l’IA.

Le valutazioni di Johan e Johanna

I partecipanti hanno valutato umanità percepita, fiducia e riconoscimento del contributo su una scala da 1 a 7. La somma indicata nella tabella è invece una misura separata, espressa in franchi svizzeri.

MisuraJohanJohannaRisultato statistico
Umanità percepita, scala 1–75,094,59p = 0,029
Fiducia, scala 1–75,585,25p = 0,065
Riconoscimento del contributo, scala 1–75,245,05p = 0,164
Assegnazione media per lo sviluppo2,96 CHF2,54 CHFp = 0,026

La differenza nelle assegnazioni medie era di 0,42 CHF e ha raggiunto la significatività statistica. Le differenze nei punteggi di fiducia e riconoscimento del contributo, invece, non sono risultate statisticamente significative. In questa prova, dunque, la differenza più netta tra i due avatar riguarda l’umanità percepita e la somma destinata al loro sviluppo.

Perché il risultato non isola il genere

Gli autori precisano che Johan è stato giudicato più simile a una persona di Johanna. La percezione di umanità, insieme alle caratteristiche specifiche degli avatar e delle loro voci, impedisce di attribuire la differenza nelle assegnazioni al solo genere percepito.

Anche il contesto conta: si trattava di una simulazione lavorativa controllata e breve, con partecipanti reclutati in gran parte attraverso reti personali e professionali in un solo Paese. Il risultato descrive le scelte osservate in quell’esperimento, non una risposta universale degli utenti o di tutti gli ambienti di lavoro.

Gli studi sui testi generati misurano un altro fenomeno

Una ricerca separata del 2024 ha esaminato 1.400 lettere di raccomandazione generate da ChatGPT-3.5 per nomi statunitensi storicamente associati a uomini o donne. Ha rilevato differenze nel linguaggio, variabili in base al prompt e alla categoria analizzata. Quel lavoro riguarda testi generati da una specifica versione del modello; non misura la percezione degli avatar né le assegnazioni osservate nell’esperimento in realtà virtuale.