È vero che il sesso vende, ma, di regola, solo se a pagare sono gli uomini. Ed ecco la migliore prova: alcune delle pubblicità di arcade più sessiste della storia. Belle donne in pose sensuali, semplici ornamenti decontestualizzati accanto alle vere protagoniste: le macchine ricreative.
E, anche se riprovevole, è comprensibile che un'azienda voglia massimizzare i propri profitti con qualsiasi mezzo possibile, anche se questo la portasse a peccare di sessismo. Vendere videogiochi (o qualsiasi altra cosa, del resto) è un affare; e con un pubblico all'epoca prevalentemente maschile, un modo semplice ed efficace per attirare l'attenzione era mettere delle belle ragazze un po' leggere di vestiti, anche se non c'entravano assolutamente nulla (un po' come faccio io stesso con i link consigliati, tanto per non mentire).
Di questo tratta questa galleria: di videogiochi, donne e sessismo. Una raccolta che vede Konami come principale trasgressore, così come la prima di tutte le pubblicità del genere: quella di "Computer Space" del 1971 (alla fine). Che tu possa godertela... suppongo.