La costellazione Rassvet di Bureau 1440 ha avuto un dispiegamento problematico, ma non è dimostrato che tutti i 32 satelliti lanciati nel 2026 abbiano fallito. Una rientrata è confermata; 13 oggetti della prima serie si sono poi stabilizzati vicino a 510 km e diversi altri casi non erano ancora risolti nelle osservazioni analizzate fino al 10 settembre.

La rivalutazione pubblicata da Marco Langbroek l’11 settembre cambia quindi il senso della storia: il problema è reale, ma la formula del fallimento totale è troppo ampia.

I due lanci del 2026

Rassvet è una costellazione russa di satelliti per comunicazioni in orbita terrestre bassa, sviluppata come alternativa nazionale a Starlink. Il primo gruppo di 16 satelliti è stato lanciato il 23 marzo 2026; il secondo, composto da altri 16 veicoli, il 19 luglio.

DataEventoSerie o ambito
23 marzo 2026Lancio di 16 satelliti RassvetPrima serie
6 giugno 2026Rientro di un satellite dopo il mancato innalzamento dell’orbitaPrima serie
19 luglio 2026Lancio di 16 satelliti RassvetSeconda serie
31 agosto 2026Nessun satellite della serie di luglio aveva raggiunto il parametro di 550 km citato nelle osservazioniSeconda serie
11 settembre 2026Pubblicazione della rivalutazione basata su osservazioni fino al 10 settembreEntrambe le serie

Il rientro del 6 giugno è la perdita confermata. Un satellite che resta a bassa quota, però, non è automaticamente un satellite perduto: può ancora innalzare la propria orbita in una fase successiva del dispiegamento.

Che cosa cambia con l’ultima analisi orbitale

La rivalutazione di Langbroek confronta le due serie allo stesso punto del loro percorso, invece di fotografarle soltanto in una data di calendario. Nei primi circa 50 giorni, entrambe seguivano profili altimetrici comparabili, nell’ordine di 300–400 km.

Per la prima serie, 13 oggetti sono arrivati in seguito vicino a 510 km. Un altro è rientrato il 6 giugno e due casi non potevano ancora essere dichiarati fallimenti nelle osservazioni considerate. Anche per alcuni satelliti della seconda serie, la bassa quota non bastava da sola a dimostrare una perdita definitiva.

La distinzione è tecnica ma decisiva: l’inserimento orbitale è il momento in cui il veicolo entra in orbita dopo il lancio; l’innalzamento orbitale è la fase successiva in cui usa la propria propulsione per raggiungere una quota più elevata. Confondere le due fasi trasforma una situazione ancora in evoluzione in un verdetto prematuro.

Il parametro di 550 km era un’istantanea, non una sentenza

Al 31 agosto nessuno dei 16 satelliti lanciati il 19 luglio aveva raggiunto il parametro di 550 km citato nelle valutazioni di quel periodo. È un dato importante, ma descrive una situazione osservata in quella data: da solo non dimostra che l’intera serie sia fallita.

Il confronto per giorni trascorsi dal lancio è più informativo. La rivalutazione dell’11 settembre non ha trovato prove che la seconda serie fosse dimostrabilmente più lenta della prima nella fase iniziale. Per questo la lettura più solida resta quella di un dispiegamento in difficoltà, con un satellite perso e altri casi ancora da interpretare, non quella di un collasso totale.

Qual è la quota operativa di Rassvet?

Le cifre circolate sul programma includono 550 km, circa 800 km e 870 km, ma non vanno trattate come se descrivessero automaticamente la stessa fase della missione. Il parametro di 550 km compare nelle osservazioni relative alla situazione del 31 agosto; le altre quote sono state associate a descrizioni più generali o a precedenti riferimenti sul sistema.

Il punto pratico è semplice: una quota osservata durante la salita non equivale necessariamente alla quota finale di servizio. Senza attribuire alle missioni del 2026 un requisito specifico che non è dimostrato, si può dire soltanto che il programma non aveva ancora mostrato un dispiegamento lineare e completo nelle osservazioni analizzate fino al 10 settembre.

Rassvet è pensata per diventare una rete russa di comunicazioni in orbita terrestre bassa. I primi lanci, però, non hanno ancora prodotto una costellazione paragonabile a una rete satellitare matura: il quadro comprende una rientrata confermata, 13 satelliti della prima serie vicino a 510 km e più casi il cui esito non era ancora definito nell’ultima analisi considerata.

Per chi guarda al progetto come a una futura alternativa a Starlink, la conseguenza è concreta: il programma deve ancora dimostrare la capacità di portare molti satelliti in configurazioni orbitali stabili e trasformare i singoli lanci in una rete ampia e regolare. Il passaggio dalla promessa di una costellazione alla sua operatività dipende proprio da questa continuità.

Il punto, senza titoli apocalittici

Rassvet non è un successo lineare: Bureau 1440 ha già registrato una perdita e il dispiegamento ha mostrato profili orbitali bassi nelle osservazioni datate. Ma non è nemmeno corretto dire che tutti i 32 satelliti abbiano fallito o che l’intera seconda serie sia definitivamente perduta.

La conclusione più robusta è più sobria: un satellite della prima serie è rientrato, 13 sono arrivati vicino a 510 km e il destino di altri veicoli restava da chiarire nell’analisi aggiornata all’11 settembre. Per Rassvet, la sfida non è soltanto arrivare in orbita: è riuscire a trasformare un dispiegamento irregolare in una costellazione affidabile.