Il 13 ottobre 2026 sette senatori democratici della Commissione Finanze del Senato degli Stati Uniti hanno chiesto a Mark Zuckerberg se Meta abbia richiesto crediti federali per ricerca e sviluppo per costruire o gestire data center di IA. La lettera inviata al CEO di Meta chiede una risposta entro il 31 ottobre e attribuisce all’azienda 6,6 miliardi di dollari di crediti di ricerca complessivi nel periodo 2023-2025. I senatori chiedono separatamente quale quota riguardi i data center.
La questione si inserisce nel dibattito statunitense sull’impatto degli impianti: il 9 ottobre tre senatori avevano pubblicato un rapporto sui costi dei data center di IA per famiglie e comunità, raccontato anche da NeoTeo.
A cosa si riferiscono i 6,6 miliardi di dollari
La cifra riguarda i crediti di ricerca complessivi attribuiti a Meta dalla lettera, usati per ridurre l’imposta federale sul reddito. Il riferimento è alla Sezione 41 del codice fiscale statunitense, che disciplina il credito federale per ricerca e sviluppo.
| Anno fiscale | Crediti di ricerca complessivi attribuiti a Meta nella lettera |
| 2023 | 700 milioni di dollari |
| 2024 | Circa 2 miliardi di dollari |
| 2025 | Circa 3,9 miliardi di dollari |
I senatori chiedono a Meta di dettagliare l’eventuale quota legata alla costruzione e alla gestione dei data center di IA, comprese le spese per chip, apparecchiature informatiche e altri materiali.
Che cosa chiedono i senatori a Meta
La lettera chiede quale motivazione legale e quali spese sostengano l’eventuale richiesta di crediti per i data center. I senatori domandano inoltre se Meta abbia trattato i centri di IA diversamente da quelli non dedicati all’intelligenza artificiale e se li abbia descritti come «modelli pilota», come riferito in precedenza.
I senatori chiedono anche se società di consulenza contabile o studi legali, tra cui Ernst & Young (EY), abbiano fornito pareri o assistenza. La lettera richiama la relazione annuale 2025 di Meta, che segnala incertezza sulla sufficienza della documentazione a sostegno delle attività associate ai crediti di ricerca.
Secondo i senatori, il credito è destinato a sostenere attività sperimentali caratterizzate da un’elevata incertezza tecnica, non le normali operazioni aziendali o tecnologie già disponibili sul mercato. Nella lettera sostengono che l’applicazione ai data center sollevi dubbi su questo criterio e chiedono a Meta di illustrare la base legale della propria posizione.