Negli anni '80 e '90 sapevano davvero come vendere giocattoli! È vero, in quei tempi pazzi noi bambini eravamo più incollati alla TV di quanto lo siano quelli di oggi, avevamo meno cose con cui divertirci, non esisteva la sovrabbondanza di prodotti che esiste oggi e, di conseguenza, eravamo facili prede di qualsiasi prodotto si presentasse durante gli spot dei nostri cartoni animati preferiti. E spesso cercavano di venderci proprio i giocattoli dello show che stavamo guardando! Veri geni del male del marketing, con un piano che funzionava alla perfezione.
Non è che i geni del male del marketing di oggi siano peggiori, ma la super mega frammentazione delle demografie infantili ha fatto sì che, salvo lodevoli eccezioni, non esistano più giocattoli così massivi come quelli di una volta, che avevano una clientela enorme e dipendente dai loro show televisivi. È il caso della serie del 1987 "Captain Power and the Soldiers of the Future", un serial di fantascienza canadese che ha tenuto i ragazzi di Canada e Stati Uniti incollati per 22 episodi.
I giocattoli interattivi
La storia di Captain Power era ambientata nel XXII secolo, dopo quelle che venivano chiamate Guerre di Metallo, in cui l'umanità aveva combattuto (e perso) contro le macchine intelligenti, sullo stile di Terminator. I Soldati del Futuro, comandati dal Capitano Jonathan Power, sono gli unici che si oppongono alle macchine, i nuovi padroni del pianeta Terra. La serie mescolava persone reali con animazioni generate al computer e aveva una trama divertente, con molti riferimenti per permettere anche agli adulti di godersela.
Tuttavia, la cosa più notevole della serie, e la ragione per cui molti adulti oggi la ricordano ancora, erano i suoi giocattoli, che avevano la capacità di interagire con le immagini del televisore e offrire allo spettatore un'esperienza, appunto, più interattiva. Il migliore di quei giocattoli fu "Captain Power-Powerjet XT-7", una nave che si teneva davanti alla TV e funzionava non solo come pistola con cui sparare agli oggetti in movimento, ma anche per "schivare" i colpi nemici.
Il gioco veniva con un VHS pieno di missioni, per poter giocare in qualsiasi momento, ma durante la serie venivano trasmessi piccoli clip con missioni appositamente progettate per i telespettatori (simile, in qualche modo, a quello che faceva la Nintendo Satellaview). La sfida era la seguente: il giocatore guadagnava punti sparando alle navi nemiche e perdeva punti quando le navi nemiche riuscivano a colpire il Power Jet XT-7. Quando il punteggio totale arrivava a zero, era Game Over e la nave giocattolo espelleva il pilota (un pupazzo articolato di Captain Power, ovviamente). Se il giocatore riusciva a superare l'intera scena senza che il suo pupazzo di Power fosse espulso, allora voleva dire che aveva completato la missione con successo. Tutto grazie ai sensori di luce del giocattolo e a molto, molto ingegno!
Sinceramente, sarei impazzito con una cosa del genere, sarei stato una preda facilissima per qualche diabolico imprenditore televisivo. Purtroppo, l'orribile "Jugando con Hugo" fu la cosa più simile a una televisione interattiva che abbia mai avuto durante la mia infanzia. E quel dannato gnomo non saltava mai quando glielo dicevano! Maledetto Hugo!