Nei test condotti in Spagna nel maggio 2026, IMDEA Networks ha osservato l’invio a terzi di dati derivati dalle conversazioni in 6 dei 9 client web e 3 degli 8 client Android esaminati. I risultati riguardano le configurazioni testate: tra i dati rilevati figurano titoli, prompt, identificativi e link alle chat. Lo studio di IMDEA Networks ha confrontato servizi e impostazioni diversi.

Per capire che cosa significano i numeri, conta anche distinguere l’elaborazione del prompt da parte del chatbot dai dati che, nei test, sono stati trasmessi a servizi esterni di analytics, pubblicità e tracking.

I risultati su web e Android

Tipo di clientClient esaminatiClient con invii di dati osservati
Web96
Android83

I nove servizi esaminati erano ChatGPT, Claude, Grok, DeepSeek, Perplexity, Gemini, Microsoft Copilot, Le Chat e Meta AI. I conteggi si riferiscono ai client studiati, non a ogni singola conversazione o account.

Tra gli artefatti di conversazione osservati figuravano titoli generati, prompt, screenshot, URL e identificativi. Nei test web, cinque client divulgarono URL di conversazione o identificativi associati a nove servizi di advertising e tracking; tre divulgarono titoli generati. Nel client ChatGPT esaminato, gli identificativi delle conversazioni furono inviati a Datadog; in alcune condizioni web fu rilevato anche un URL di conversazione.

Rifiutare i cookie non essenziali ridusse alcune divulgazioni web, ma non fermò tutta la raccolta osservata. Dopo il rifiuto, rimase attivo l’80,8% dei tracker di terze parti osservati; separatamente, i ricercatori rilevarono ancora raccolta di dati in quattro dei nove servizi. La prima percentuale riguarda i tracker, il secondo dato i servizi.

Le app Android esaminate, in genere, non proponevano all’avvio una scelta sui cookie equivalente a quella dei client web. Il controllo disponibile, quindi, non era lo stesso sulle due piattaforme.

I link pubblici erano un’altra via di esposizione nelle configurazioni testate. I permalink web di Grok, nei livelli gratuito e a pagamento, risultavano accessibili pubblicamente per impostazione predefinita, salvo rinuncia dell’utente; i link delle conversazioni guest di Perplexity erano anch’essi pubblici. Nelle prove sulle pagine condivise di Grok, accessibili senza autenticazione dopo la scelta di condivisione, TikTok ricevette uno screenshot, mentre Meta e TikTok ricevettero il prompt più recente.

Che cosa misura il test degli URL esca

Per rilevare accessi successivi a risorse collegate a Grok, i ricercatori inserirono URL-canary nei prompt e nei documenti caricati. Registrarono 70 attivazioni da 70 indirizzi IP in 14 Paesi, alcune da ore a giorni dopo l’invio. Il conteggio riguarda le attivazioni degli URL, non un numero accertato di persone che hanno letto le conversazioni.

Le condizioni dello studio

Le prove si svolsero in Spagna nel maggio 2026. Per il web, i ricercatori analizzarono il traffico con gli strumenti per sviluppatori di Chrome 148.0.7778.167; per Android usarono un Google Pixel 3a con Android 12. Inserirono manualmente conversazioni predefinite e confrontarono, dove disponibili, stati diversi del consenso ai cookie e livelli di account guest, gratuito e a pagamento.

Lo studio non comprendeva i piani aziendali e governativi; per Gemini non fu possibile estrarre le tracce dell’app Android. Gli autori precisano che i risultati sono osservazioni puntuali e possono variare con la geografia, lo stato dell’account, il contesto d’uso e gli aggiornamenti dei servizi. La loro analisi discute possibili questioni legate al GDPR e alla direttiva ePrivacy, senza formulare una valutazione definitiva di conformità.

Per un altro approfondimento sulla privacy nei servizi di IA, il caso di Lumo esplora le scelte di progettazione legate alla protezione dei dati.