Waymo sta intensificando il lobbying per ampliare la diffusione dei robotaxi, mentre Uber sostiene un modello ibrido in cui i veicoli autonomi convivono con i conducenti umani. La sfida non riguarda più soltanto quale azienda abbia la tecnologia migliore: riguarda anche la velocità dell’adozione, l’accesso ai passeggeri e le regole che definiranno il mercato negli Stati Uniti.
La sfida dei robotaxi entra nella politica
Il lobbying è l’attività con cui un’azienda cerca di orientare le decisioni pubbliche. Nel caso dei robotaxi, in gioco ci sono autorizzazioni, responsabilità, sicurezza, presenza dei conducenti e accesso alle future corse.
Waymo, azienda di Alphabet, sostiene una diffusione più ampia dei veicoli autonomi e afferma di non voler limitare i concorrenti né imporre un modo preciso di adottare la tecnologia. Uber, invece, difende una transizione graduale: la sua proposta punta a mantenere insieme veicoli autonomi e conducenti umani.
È un confronto meno spettacolare di una gara in pista, ma potenzialmente più importante. Una norma può stabilire dove i robotaxi potranno operare, quante corse potranno effettuare senza conducente e quale piattaforma controllerà il rapporto con il passeggero.
La pressione di Waymo
I resoconti disponibili descrivono un aumento dell’attività politica di Waymo a livello federale e locale. Nel District of Columbia, Waymo avrebbe speso più di Uber e Zoox nelle attività rivolte ai legislatori. A New York, l’azienda avrebbe intensificato il lobbying in un momento delicato per le regole sui veicoli autonomi.
New York conta perché è descritto come uno dei grandi mercati statunitensi dei taxi. All’inizio del 2026, Kathy Hochul ha ridimensionato o ritirato proposte che avrebbero consentito alle aziende di veicoli autonomi di operare in una parte molto ampia dello Stato. In questo contesto, la discussione sulle autorizzazioni è diventata anche una discussione su chi potrà entrare nel mercato e con quali condizioni.
Il punto da tenere a mente è semplice: spendere per il lobbying non significa automaticamente ottenere una legge favorevole. Significa però che Waymo considera le decisioni dei legislatori una parte strategica dell’espansione dei robotaxi, non un dettaglio da affrontare dopo aver risolto la tecnologia.
Il modello ibrido di Uber
Uber non presenta la propria posizione come un’opposizione ai veicoli autonomi. L’azienda sostiene che una rete ibrida potrebbe portare prima la tecnologia ai consumatori e offrire ai decisori pubblici un quadro pratico per gestire la transizione.
Nel New Jersey, dove è allo studio un progetto pilota per i robotaxi, Uber ha sostenuto un modello che mantiene un ruolo predominante per i conducenti umani. La proposta è ancora una proposta: non va confusa con una regola già in vigore.
Questa distinzione cambia parecchio la lettura dello scontro. Waymo punta a rendere più semplice l’espansione dei servizi autonomi; Uber vuole inserirli nella propria rete mantenendo, almeno nella fase iniziale, una componente umana centrale. Per i passeggeri può significare modalità di servizio diverse. Per i conducenti, invece, significa che la transizione potrebbe essere più lenta ma anche più strutturata.
Conducenti e transizione
L’automazione mette al centro una domanda concreta: che cosa succede alle persone che oggi guidano per le piattaforme di ride-hailing?
Nei resoconti sul confronto, Waymo avrebbe offerto un fondo da 20 milioni di dollari per sostenere i conducenti coinvolti dalla diffusione dei veicoli autonomi. L’offerta è riportata come una proposta attribuita a persone informate sulla vicenda, non come un fondo pubblico già istituito. Per questo non può essere trattata come una misura operativa già disponibile.
Uber, dal canto suo, lega la propria strategia alla permanenza dei conducenti nella rete. La sua posizione non elimina il passaggio all’autonomia, ma lo distribuisce nel tempo e lo integra nell’attuale modello di ride-hailing.
Non confondere lobbying e investimenti
Il confronto comprende due tipi di spesa molto diversi. Waymo è associata a un’intensa attività di lobbying nelle giurisdizioni dove si decidono le regole. Uber ha invece impegnato oltre 10 miliardi di dollari, secondo i resoconti disponibili, attraverso partecipazioni azionarie e accordi per flotte di robotaxi.
| Dimensione | Waymo | Uber |
| Modello di distribuzione | Sostiene un’espansione più ampia dei servizi autonomi. | Sostiene una rete ibrida con veicoli autonomi e conducenti umani. |
| Approccio regolamentare | Cerca condizioni che permettano ai robotaxi di operare in più giurisdizioni. | Propone una transizione con un ruolo centrale per i conducenti umani. |
| New Jersey | È coinvolta nelle discussioni sul progetto pilota. | Ha sostenuto condizioni che mantengono una quota predominante di corse con conducente umano. |
| Tipo di spesa citato | Lobbying federale e locale. | Investimenti commerciali e partecipazioni nel settore dei robotaxi, oltre all’attività politica. |
Mettere queste cifre nello stesso calderone sarebbe fuorviante: il lobbying cerca di influenzare le regole, mentre gli investimenti servono a costruire o collegare il futuro servizio.
Che cosa cambia per regolatori, conducenti e passeggeri
Per i regolatori, il problema è trovare un equilibrio tra apertura alla tecnologia, responsabilità e gestione della forza lavoro. Per i conducenti, la domanda è se l’automazione arriverà come sostituzione rapida o come passaggio graduale. Per i passeggeri, infine, la questione riguarda chi controllerà l’accesso al servizio e come sarà organizzata una corsa autonoma.
Il confronto non dimostra che una delle due strategie sia già destinata a prevalere. Mostra però che il mercato dei robotaxi si sta formando anche attraverso proposte legislative e attività di lobbying. La tecnologia può far muovere l’auto; le regole decidono dove potrà andare.
Le due visioni del mercato
Waymo e Uber non stanno discutendo soltanto del numero di conducenti a bordo. Stanno proponendo due modi diversi di costruire il mercato:
- Waymo punta a un accesso più diretto dei servizi autonomi alle diverse giurisdizioni.
- Uber vuole integrare i robotaxi nella propria rete, mantenendo i conducenti umani come componente importante della transizione.
- I legislatori devono stabilire condizioni che incidono su sicurezza, responsabilità, lavoro e concorrenza.
La partita, quindi, non si chiuderà con il prossimo veicolo presentato. Il passaggio decisivo sarà capire quali regole verranno adottate e quanto spazio lasceranno ai diversi modelli. Per ora, Waymo sta spingendo sull’acceleratore politico; Uber prova a tenere il volante della transizione.