Il 15 ottobre 2026 United24 Media ha riferito che Volodymyr Zelensky, in un’intervista al Financial Times, aveva detto di aver proposto a Donald Trump di aprire Starlink sul territorio russo. L’obiettivo dichiarato era consentire alle forze ucraine di colpire i sistemi russi di lancio di missili balistici e spingere Mosca a negoziare; in quello scenario, secondo Zelensky, l’Ucraina non avrebbe avuto bisogno di colpire le infrastrutture energetiche russe.
La proposta e i limiti ai terminali militari
La proposta riguardava Starlink. Le segnalazioni sulle restrizioni, invece, interessavano terminali militari Starshield. Le interruzioni furono riferite nella notte tra il 13 e il 14 ottobre; la soglia riguardava la velocità di movimento del terminale, non la velocità di trasferimento dei dati.
Secondo Kyiv Post, le fonti ucraine descrissero un limite intorno ai 160 km/h; il ministero della Difesa ucraino indicò poi una restrizione formale di circa 161 km/h. Le segnalazioni di perdita della connessione raccolte tra le unità interessate andavano da circa 72 a 161 km/h.
Il 14 ottobre Mykhailo Fedorov riferì che la connettività veniva ripristinata per i terminali in movimento fino a 160 km/h, mentre il limite restava per quelli più veloci. Le restrizioni erano state associate a effetti sui droni intercettori, sulle operazioni d’attacco a medio raggio, sulla ricognizione, sui collegamenti di comunicazione e sulla logistica al fronte. NeoTeo aveva già ricostruito le segnalazioni sui terminali militari in movimento.
Quali operazioni potevano risentirne
Secondo la valutazione riferita da France 24 per AFP, le restrizioni non avrebbero dovuto incidere sugli attacchi a lungo raggio contro le raffinerie nell’interno della Russia, dove Starlink non opera. Il ricercatore Yohann Michel indicò invece possibili ripercussioni sulle operazioni a medio raggio in Crimea, nell’est dell’Ucraina occupato e nel Mar Nero.