Le mappe moderne sono fondamentalmente una funzione secondaria nei dispositivi mobili, con aggiornamenti costanti e una notevole attenzione ai dettagli. Tuttavia, la cartografia ha attraversato un periodo in cui i suoi maggiori esponenti non esitarono a combinare scienza e fantasia. In altre parole, era il desiderio di ottenere una maggiore precisione, mescolato con descrizioni di terre magiche e creature mistiche. In quell'epoca visse Abraham Ortelius, maestro cartografo e geografo per merito proprio, considerato il Padre dell'Atlante.
Ogni volta che carichiamo una mappa sui nostri computer o smartphone, riceviamo una copia efficiente, precisa, fredda. Ma non è sempre stato così. Basti esplorare alcune mappe antiche per constatare che la cartografia era vista non solo come un processo scientifico che richiedeva tecniche avanzate, ma anche come una forma d'arte, con un'estetica impeccabile. La cosiddetta Era delle Scoperte ha dato luogo a una vera esplosione cartografica, e un uomo in particolare è diventato una figura chiave per il suo sviluppo: Abraham Ortelius.
Le origini di Ortelius
Nato ad Anversa il 14 aprile, Ortelius non tardò molto a legarsi al mondo delle mappe. A soli 20 anni iniziò la sua carriera come colorista e illustratore per la Corporazione di San Luca, ma la sua 'conversione' definitiva alla cartografia avvenne dopo aver conosciuto Gerardus Mercator (sì, lo stesso Mercator della la proiezione che tutti criticano), e aver viaggiato con lui in più di un'occasione. Ortelius è noto per aver percorso gran parte dell'Europa, e in particolare le antiche «Diciassette Province» dei Paesi Bassi, tuttavia la storia gli ha dato un posto di privilegio grazie alla pubblicazione del primo atlante moderno.
Il primo atlante moderno
Alcune fonti indicano che la creazione dell'atlante fu suggerita dallo stesso Mercator, e Ortelius si occupò di dargli forma. Con un totale di 53 mappe, tutte condividenti le stesse dimensioni e lo stesso stile, il Theatrum Orbis Terrarum ebbe la sua prima edizione. Un dettaglio curioso è che pochissime delle mappe nell'atlante furono create da Ortelius, e in realtà rappresentano il lavoro dei maestri cartografi che ammirava. Il successo dell'atlante raggiunse una tale magnitudine che dovette essere ristampato quattro volte nel suo primo anno di pubblicazione. In seguito aveva raggiunto le 42 edizioni, con traduzioni in sette lingue (latino, inglese, tedesco, fiammingo, francese, spagnolo e italiano).
La mappa più famosa
Oltre alla varietà registrata nell'atlante, la mappa più popolare e conosciuta è una creazione di Ortelius, «Typus Orbis Terrarum», che ci mostra il mondo intero, basato sulla conoscenza disponibile di quell'epoca sui continenti. In effetti, Ortelius fu uno dei primi (per non dire 'il' primo) a immaginare che i continenti fossero stati uniti in passato, con le Americhe che si 'separavano' dall'Europa e dall'Africa «per terremoti e inondazioni». Logicamente, le mappe possedevano anche una componente speculativa molto grande. Ad esempio, Typus Orbis Terrarum precede la scoperta dell'Australia, e tutta la regione meridionale è identificata come «Terra Australis Nondum Cognita». In altre parole, gli esploratori credevano che ci fosse qualcosa lì.
Tra scienza e fantasia
E parlando di speculazione, Ortelius non esitò a includere bestie mitologiche e riferimenti biblici in alcune delle sue mappe. Da un lato, quelle versioni si vendevano meglio, e dall'altro, Ortelius seppe trovare un equilibrio accettabile tra la precisione scientifica che cominciava a dominare in quell'epoca, e l'estetica fantastica che tanto attirava il pubblico.
Abraham Ortelius partì per terre sconosciute il 28 giugno, ma la sua visione e il suo talento hanno resistito al passare del tempo, ispirando migliaia di esploratori.
Fonte: My Modern Met