Il 10 settembre 2026 il NOAA Climate Prediction Center ha segnalato che El Niño si sta rafforzando e ha stimato una probabilità superiore al 90% di un evento molto intenso nell’autunno e nell’inverno 2026-27. Per la Spagna, il rischio non passa necessariamente da siccità o alluvioni sul territorio nazionale: può viaggiare attraverso raccolti esteri, politiche di esportazione, trasporti, riso importato e mangimi. Al 17 settembre, però, non è documentato un aumento nazionale dei prezzi alimentari attribuibile a El Niño.

Il rischio che arriva dall’estero

Un explainer mostra come raccolti minacciati, rotte marittime più lente e costi logistici possano trasmettere gli effetti di El Niño ai prezzi alimentari globali.

El Niño modifica piogge e temperature in diverse aree produttrici del mondo. Se un raccolto diminuisce, l’offerta si restringe; se un governo limita le esportazioni, la pressione sui mercati internazionali può aumentare ancora. A quel punto entrano in gioco anche noli, carburante, tempi di consegna e costi dei mangimi per allevamenti e acquacoltura.

La trasmissione non è automatica né uguale per ogni alimento. Scorte abbondanti o un raccolto locale favorevole possono assorbire parte dell’urto; al contrario, una decisione politica può amplificarlo rapidamente.

Passaggio della filieraCosa può accaderePossibile effetto in Spagna
Meteo nelle aree produttriciPiogge insufficienti o temperature anomale riducono i raccoltiMaggiore pressione sui prezzi delle materie prime importate
Politiche di esportazioneUn Paese limita le vendite all’estero per proteggere il mercato internoMeno offerta disponibile sul mercato internazionale
Trasporti marittimiSiccità e livelli d’acqua più bassi rallentano alcune rotteNoli e tempi di consegna più elevati
MangimiMinore disponibilità di farina di pesce o altri input aumenta i costiPressione sui costi di allevamenti e acquacoltura
Mercato spagnolo del risoScorte, importazioni e domanda locale determinano la capacità di assorbimentoEffetti diversi tra produttori, trasformatori e consumatori

Il trasporto è un anello spesso sottovalutato: una perturbazione lontana può rendere più costosa una rotta o ritardare una consegna prima ancora che il problema si veda sugli scaffali europei.

El Niño entra in una fase di rischio elevato

Nel suo aggiornamento del 10 settembre, NOAA ha rilevato anomalie della temperatura superficiale del mare superiori a +3,0 °C nel Pacifico equatoriale orientale e un indice Niño 3.4 di +1,8 °C nell’agosto 2026. La stessa previsione attribuisce una probabilità del 75% a un evento ottobre-dicembre 2026 con un RONI trimestrale di almeno +2,5 °C, soglia definita nella discussione come compatibile con un evento storico rispetto a quelli dal 1950.

Sono probabilità previsionali, non il resoconto di un evento già concluso. Anche gli effetti economici dipendono dalla zona colpita, dalle scorte e dalle decisioni dei governi.

Una stima storica della Banca centrale europea associa a un normale El Niño un aumento di circa il 3% dell’inflazione reale delle materie prime globali per 6-12 mesi. Nel passaggio da un evento normale a uno forte, la stessa analisi stima un picco fino al 9% sui prezzi globali delle materie prime alimentari dopo 16 mesi. Sono stime globali storiche: non equivalgono a una previsione dei prezzi nei supermercati spagnoli.

L’India ha la chiave del riso

L’India è un punto decisivo perché le sue esportazioni influenzano la disponibilità mondiale di riso. Nel 2023 il Paese vietò le esportazioni di riso bianco non basmati; quella decisione viene indicata come un fattore principale dello shock dei prezzi, più determinante del fenomeno climatico preso da solo. Nell’agosto 2023 il riso thailandese fu riportato a 648 dollari, il livello più alto da 15 anni.

Nel 2026 l’Andhra Pradesh è stato segnalato con precipitazioni inferiori del 44% alla norma. Il dato alimenta il rischio sui raccolti asiatici, ma l’India dispone anche di scorte di riso riportate come elevate alla fine del 2025. La direzione dei prezzi dipenderà quindi dall’intreccio tra produzione, riserve e decisioni sulle esportazioni.

L’indice FAO del riso è aumentato dello 0,5% nell’agosto 2026. È un movimento globale dell’indice, non una misura dell’aumento pagato dalle famiglie spagnole.

Siviglia semina, ma le scorte pesano

Il caso spagnolo più concreto riguarda Siviglia. Nell’agosto 2026 sono stati seminati tutti i 36.500 ettari destinati al riso, per il secondo anno consecutivo; nel 2023, sulle stesse superfici, non era stato seminato riso. Al tempo stesso, il 40% del raccolto precedente risultava ancora nei silos, segnale di una domanda debole o di una capacità di assorbimento limitata in quel momento.

Questa situazione può attenuare una pressione esterna nel breve periodo, perché le scorte offrono prodotto già disponibile. Ma può anche ridurre il margine dei produttori spagnoli se la domanda resta debole. Il riso importato di tipo indica aggiunge un ulteriore collegamento tra il mercato di Siviglia e le condizioni internazionali.

Il Ministero dell’Agricoltura, della Pesca e dell’Alimentazione mantiene un monitoraggio settimanale dei prezzi del riso in Spagna, nell’Unione europea e sui mercati internazionali. Il dato utile da seguire non è soltanto il prezzo globale: conta anche come cambiano scorte, importazioni e domanda nel mercato spagnolo.

Riso, zucchero, oli e mangimi: le altre vie

Il riso è il percorso meglio definito, ma non è l’unico. Le anomalie climatiche possono colpire zucchero, oli vegetali, caffè, frutta e cacao in aree diverse, mentre la logistica può aumentare il costo di prodotti che devono attraversare rotte marittime più lunghe o lente.

Anche la pesca può entrare nella catena. Una chiusura anticipata della stagione dell’acciuga peruviana è stata riportata nel settembre 2026 in relazione a condizioni di El Niño; una minore disponibilità di acciughe può ridurre la farina di pesce destinata ai mangimi per allevamenti e acquacoltura. IMARPE monitora le condizioni dell’acciuga e le chiusure della pesca, ma l’effetto finale sui prezzi spagnoli di carne, pesce o prodotti d’allevamento dipende da molti passaggi intermedi.

Il punto decisivo è quindi la combinazione: un raccolto in calo non produce da solo lo stesso effetto di un raccolto in calo accompagnato da restrizioni all’export, scorte ridotte e trasporti più costosi. È lì che un fenomeno atmosferico lontano può trasformarsi in pressione sulla filiera alimentare spagnola.