Un anno fa abbiamo parlato della situazione «tirannica» delle macchine di McDonald’s negli Stati Uniti, che impediva ai franchisee di effettuare le proprie riparazioni. Allora, iFixit e l’organizzazione Public Knowledge promisero di cercare un’eccezione presso l’Ufficio del Copyright per consentire queste azioni e non cadere nell’illegalità. La buona notizia è che tale eccezione è stata concessa di recente, e sebbene abbia alcune limitazioni, si spera che l’incubo delle macchine guaste in tutto il paese diventi un po’ più mite.

Finalmente sarà legale riparare le macchine per i gelati di McDonald’s
Finalmente, sarà legale riparare le macchine per i gelati di McDonald’s

Il mondo è diventato un posto molto strano. Gli agricoltori non possono riparare i propri trattori. Non siamo proprietari dei giochi che compriamo. Le stampanti senza cartucce non consentono di scansionare. DRM sui treni. E naturalmente, macchine per i gelati la cui riparazione è illegale. Il portale McBroken espone completamente il caos dei gelati di McDonald’s: al momento di scrivere queste righe, il 14.72% di tutte le sue macchine negli Stati Uniti è fuori servizio, e l’unico modo per farle funzionare di nuovo è pagare una fortuna al produttore… ma questo sta per cambiare

«Liberando il McFlurry»: le macchine di McDonald’s potranno essere riparate da terzi

Finalmente sarà legale riparare le macchine per i gelati di McDonald’s
Una buona notizia per i franchisee (Karolis Kavolelis/Shutterstock)

L’Ufficio del Copyright degli Stati Uniti ha accettato la richiesta di esenzione presentata da iFixit e dall’organizzazione Public Knowledge per «la diagnosi, la manutenzione e la riparazione» di apparecchiature destinate alla preparazione di alimenti «in ambito retail». Se facciamo un po’ di memoria, la sezione 1201 del Digital Millennium Copyright Act rende illegale qualsiasi tentativo di bypass dei sistemi di sicurezza che proteggono le opere protette da copyright, anche quando non vi è una violazione di tale diritto. Tuttavia, l’Ufficio del Copyright consente una finestra di revisione ogni tre anni per concedere esenzioni, che devono poi essere approvate dal Bibliotecario del Congresso.

Ora, la richiesta originale era più ampia, ma il testo finale presenta alcune restrizioni. Innanzitutto, non sfugge al limite naturale di tre anni (non è «permanente») e, in secondo luogo, l’esenzione non si applica alle apparecchiature industriali. D’altra parte, l’esenzione si distingue grazie al sostegno della Divisione Antitrust del Dipartimento di Giustizia, della FTC (Federal Trade Commission) e della NTIA (National Telecommunications and Information Administration, sotto l’egida del Dipartimento del Commercio). Tra gli oppositori troviamo l’Association of Home Appliance Manufacturers, Philips North America e, per qualche motivo, la MPA e la RIAA.

Annunci ufficiali: iFixit e Public Knowledge