Secondo un resoconto pubblicato il 4 novembre da To Vima, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha invitato i deputati a non affidarsi troppo all’intelligenza artificiale per redigere testi legislativi e svolgere ricerche giuridiche. Ha sottolineato che l’IA non può sostituire il confronto tra colleghi né il giudizio umano nelle decisioni difficili.

Le linee guida previste e lo strumento interno

Alessandro Chiocchetti, segretario generale del Parlamento europeo, ha descritto tre principi per le linee guida sull’uso dell’IA che l’istituzione stava preparando: dichiarare quando si usa l’IA, non inserire informazioni sensibili in strumenti pubblici e controllare i contenuti generati prima di inviarli.

Lo stesso resoconto riferiva che il Parlamento stava sviluppando uno strumento interno per le attività sensibili. Per i compiti meno delicati, sarebbero rimasti disponibili modelli commerciali come ChatGPT, Claude e Llama di Meta.

Gli errori segnalati negli emendamenti e nella ricerca giuridica

I funzionari del Parlamento, secondo il resoconto, segnalavano un aumento degli emendamenti scritti con l’IA, alcuni dei quali citavano leggi inesistenti. Chiocchetti ha inoltre raccontato il caso di un parere giuridico errato fornito a un deputato: gli avvocati del Parlamento avrebbero impiegato due giorni per confutarlo.

L’iniziativa della Commissione europea è distinta

Un articolo di upday, che attribuiva a POLITICO i dettagli sui sistemi, descriveva una diversa iniziativa della Commissione europea: strumenti digitali per individuare somiglianze, possibili sovrapposizioni, incongruenze e duplicazioni tra gli atti giuridici dell’UE. È un’attività di analisi delle leggi, distinta dalle linee guida per i deputati e dallo strumento interno riferito per il Parlamento europeo.