Le Ray-Ban Meta (Gen 3) sono un aggiornamento moderato rispetto alla generazione precedente: la recensione di Will Greenwald segnala più microfoni, un’ora in più di autonomia dichiarata e diverse montature. La fotocamera resta da 12 MP e riprende in verticale, con un’inquadratura fissa 4:3. Se cerchi soprattutto riprese spontanee a mani libere, possono essere interessanti; per scegliere con precisione cosa entra nell’immagine, l’assenza di un display pesa.

Cosa cambia rispetto a Gen 2

AspettoRay-Ban Meta (Gen 3)Ray-Ban Meta (Gen 2)
Fotocamera12 MP12 MP
Microfoni65
Autonomia dichiarata degli occhialiFino a 9 ore per caricaUn’ora in meno rispetto a Gen 3

Meta dichiara fino a nove ore d’uso per gli occhiali e altre 50 ore dalla custodia di ricarica. Sono valori dichiarati dal produttore, riportati da Greenwald. La Gen 3 è disponibile nei modelli Wayfarer, Aviator e Zena; i Wayfarer sono proposti in due misure, gli altri in una sola.

Il salto generazionale riguarda quindi soprattutto le opzioni di montatura e i microfoni. La fotocamera da 12 MP è presente anche su Gen 2: chi valuta un passaggio all’ultimo modello dovrebbe considerare quanto gli interessino i nuovi stili e l’ora aggiuntiva dichiarata, oltre alle riprese a mani libere.

Fotocamera: inquadratura verticale e niente display

Secondo la recensione di Greenwald, le foto hanno una risoluzione di 12 MP, pari a 4.000 × 3.000 pixel; i video sono in 3K, a 1.824 × 1.374 pixel. L’inquadratura è fissa in verticale nel formato 4:3. Non c’è uno schermo per controllare la composizione mentre si scatta, e Greenwald riferisce che inquadrare con precisione risulta difficile.

Per riprendere al volo ciò che si ha davanti, senza prendere il telefono, la prospettiva in prima persona è una scelta pratica. Se invece vuoi alternare l’orientamento o comporre con cura una scena, questa fotocamera offre meno flessibilità di quella di uno smartphone. Greenwald giudica le immagini adatte agli scatti casuali, ma meno nitide e versatili rispetto a quelle di telefoni di fascia media o alta.

Gli occhiali hanno 32 GB di memoria. Foto e video si importano tramite l’app Meta AI per Android e iOS; l’importazione automatica è configurabile.

Audio, controlli e Meta AI nell’uso quotidiano

Adrián Pérez racconta sette giorni d’uso delle Ray-Ban Meta Gen 3

Greenwald riferisce chiamate chiare in ambienti chiusi e su una strada moderatamente trafficata. Sulla banchina della metropolitana, con un treno in arrivo, non riusciva a sentire l’audio; segnala inoltre bassi limitati e una certa dispersione del suono. Meta dichiara che i sei microfoni riducono il rumore di fondo di oltre il 90%; nelle osservazioni del recensore, però, in un ambiente molto rumoroso l’ascolto resta difficile.

I comandi si trovano sull’asta destra: un interruttore, un pulsante a bilanciere e una superficie touch. Greenwald ha trovato i controlli reattivi, ma racconta che a volte il touch si attivava per errore mentre si aggiustava gli occhiali. Diverse azioni del pulsante e del touch si possono personalizzare.

Meta AI gestisce domande, chiamate, messaggi, promemoria e timer; può anche tradurre, fornire indicazioni e analizzare immagini riprese con la fotocamera. Durante la propria prova, Greenwald ha incontrato un’interruzione di circa un’ora del servizio di ricerca e una risposta errata sul peso relativo di Gen 3 e Gen 2.

Adrián Pérez dedica un video in spagnolo a sette giorni d’uso quotidiano. Racconta attività che comprendono musica, foto e video, chiamate, Meta AI, batteria, comfort e controlli.

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Questi occhiali hanno più senso per chi vuole scattare o registrare dal proprio punto di vista e apprezza i comandi vocali senza usare le mani. La ripresa verticale fissa e l’assenza di display sono compromessi concreti per chi cerca inquadrature flessibili o controllo preciso; l’audio può risultare difficile da sentire in ambienti molto rumorosi.

Se la fotocamera non ti serve, le Ray-Ban Meta Audio senza fotocamera sono un’alternativa della stessa famiglia: la recensione di Greenwald riporta fino a 12 ore di autonomia dichiarata e le distingue per l’assenza della camera.