Il punto della causa californiana è questo: Sony Interactive Entertainment, LLC sostiene che un acquisto sul PlayStation Store conceda una licenza limitata e revocabile, non la proprietà del gioco. La posizione entra però in tensione con almeno 44 esempi raccolti da Consumer Rights Wiki, nei quali servizi e pagine Sony descrivono giochi digitali come contenuti che l’utente “possiede” o “possiede già”.

La causa è una class action dei consumatori sulla chiarezza delle informazioni d’acquisto. Non riguarda il trasferimento del copyright del videogioco: riguarda il diritto concreto di usare una copia acquistata e il modo in cui quel diritto viene presentato al cliente.

Il linguaggio sulla proprietà entra in conflitto con la posizione di Sony

Consumer Rights Wiki ha catalogato almeno 44 dichiarazioni specifiche di Sony che usano un linguaggio legato alla proprietà dei giochi digitali. Tra gli esempi compaiono riferimenti a un “gioco digitale PS4 che possiedi già” e a giochi che l’utente “possiede”. La raccolta descrive inoltre un numero più ampio di esempi distribuiti tra servizi e pagine Sony.

Questi 44 casi non sono 44 cause, né 44 violazioni accertate. Sono dichiarazioni documentate che diventano rilevanti perché Sony, nella controversia, sostiene che un consumatore ragionevole dovrebbe capire che il gioco digitale è concesso in licenza e non venduto come un oggetto di proprietà.

La contraddizione è quindi soprattutto comunicativa: da una parte c’è la formula contrattuale della licenza; dall’altra, in diversi contesti rivolti agli utenti, compare un vocabolario che richiama la proprietà.

Che cosa contestano i consumatori

Andrew Garcia, Edward Heycock, Jason Mendoza e John Salinas hanno avviato il 18 giugno 2026 una causa contro Sony Interactive Entertainment, LLC presso il tribunale distrettuale federale del Distretto settentrionale della California, caso 3:26-cv-06016-VC.

La contestazione riguarda formule come “Buy Now” e “Confirm Purchase”. Secondo la tesi dei consumatori, queste espressioni possono far pensare all’acquisto di un diritto duraturo di utilizzo, mentre l’informazione sulla licenza non sarebbe presentata in modo sufficientemente chiaro e visibile.

Il nodo non è la proprietà intellettuale del gioco. Acquistare un videogioco digitale non significa diventare titolari del copyright dell’opera. La domanda è più concreta: quale diritto riceve il cliente sulla copia digitale e quanto chiaramente il negozio comunica che quel diritto è una licenza soggetta ai termini di Sony?

La posizione di Sony: «concesso in licenza, non venduto»

Sony Interactive Entertainment, LLC sostiene che il Software Product Licensing Agreement e i termini applicabili siano mostrati immediatamente sopra il pulsante “Confirm Purchase”, con testo a contrasto, e che il cliente li accetti prima dell’acquisto. È la risposta sostanziale all’accusa secondo cui l’avviso sulla licenza sarebbe troppo poco evidente.

Sony ha inoltre chiesto l’arbitrato individuale e, in alternativa, il rigetto della causa. Si tratta della posizione processuale presentata dalla società, non di una decisione del tribunale.

Per spiegare la differenza tra un oggetto fisico unico e un software digitale acquistabile da più persone, Sony richiama anche Resident Evil Requiem. Jason Mendoza avrebbe acquistato il gioco il 14 febbraio 2026 per 69,99 USD; Edward Heycock lo avrebbe acquistato il 25 febbraio 2026, sempre per 69,99 USD. L’argomento di Sony è che il secondo acquisto sarebbe incompatibile con l’idea che il primo acquirente possieda un oggetto digitale unico.

Ma la tesi dei consumatori non sostiene che Jason Mendoza abbia comprato il copyright di Resident Evil Requiem. La disputa riguarda la portata del diritto d’uso ricevuto dal cliente, non la titolarità dell’opera sottostante.

Che cosa prevede California AB 2426

California AB 2426, approvata il 24 settembre 2024 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2025, riguarda la vendita di beni digitali presentati con parole come “buy”, “purchase” o altri termini che possono suggerire una proprietà senza limiti.

Per le transazioni coperte, la legge prevede due strade alternative: il venditore può ottenere una conferma esplicita dell’acquirente che indichi la natura della licenza e le relative restrizioni, oppure può fornire prima dell’acquisto una dichiarazione separata, chiara e ben visibile, in linguaggio semplice, con accesso ai termini completi.

La norma non stabilisce da sola che Sony abbia violato la legge. Stabilisce il quadro di informazione che la causa chiede di applicare alla comunicazione del PlayStation Store.

Perché i 44 esempi contano

Il valore della raccolta non sta nel trasformare ogni frase in una prova decisiva. Sta nel mostrare perché la distinzione tra “licenza” e “proprietà” non è soltanto teorica per chi compra un gioco.

Se il contratto parla di licenza, ma pagine di supporto e marketing usano anche espressioni come “gioco che possiedi”, il consumatore può incontrare due descrizioni diverse dello stesso rapporto. Sarà il procedimento a stabilire come valutare questo contrasto rispetto alle regole sulla comunicazione al cliente.

Per chi acquista, la conseguenza pratica è semplice: il pagamento non equivale automaticamente alla proprietà del software o a un diritto illimitato e trasferibile. L’accesso è legato alla licenza, all’account, alla piattaforma e ai termini applicabili; la causa verte proprio sulla chiarezza con cui questi limiti vengono comunicati.

Che cosa significa il piano sui dischi dal 2028

Sony ha annunciato il 1° luglio 2026 che la produzione di dischi fisici per i nuovi giochi PlayStation è programmata per terminare nel gennaio 2028. La misura riguarda i nuovi titoli destinati alle console PlayStation in uscita da quel momento; i giochi pubblicati o in uscita prima di gennaio 2028 non rientrano nell’annuncio.

Il piano non significa che tutti i dischi esistenti spariranno immediatamente e non conferma che una futura PS6 sarà priva di lettore. Inoltre, i nuovi giochi continueranno a essere disponibili sul PlayStation Store e presso i rivenditori: la decisione riguarda la produzione dei dischi per i nuovi titoli, non una trasformazione del PlayStation Store nell’unico canale di distribuzione.

Il passaggio rende però più concreto il dibattito sulla durata dell’accesso digitale. Un disco può essere prestato, rivenduto o conservato come oggetto fisico; una licenza digitale dipende invece dalle condizioni del servizio e del relativo account. Sono differenze pratiche, non una conclusione anticipata sulla causa.

Arbitrato e stato della procedura

Il 21 agosto 2026 Sony Interactive Entertainment, LLC ha presentato una richiesta di arbitrato individuale con sospensione del procedimento o, in alternativa, di rigetto della causa. La controversia resta centrata su due domande: se il PlayStation Store comunichi in modo adeguato la natura licenziata dell’acquisto e come debba essere valutato il linguaggio sulla proprietà usato in altri contesti Sony.

Il catalogo non dimostra da solo una violazione di California AB 2426. La notizia sostanziale è il contrasto tra la posizione processuale di Sony — giochi concessi in licenza, non venduti — e le almeno 44 formulazioni rivolte agli utenti che parlano di giochi “posseduti”. Se il mercato digitale continua a sostituire il supporto fisico, quella differenza di linguaggio smette di essere un dettaglio contrattuale e diventa una parte concreta dell’esperienza d’acquisto.