A El Mazo, nelle Asturie, i resti dei livelli mesolitici 114 e 115 mostrano una forte presenza di molluschi raccolti sulla costa: patelle e Phorcus lineatus rappresentano insieme circa l’88% degli individui minimi conteggiati. I depositi, datati a circa 9.000 anni calibrati prima del presente, restituiscono un quadro della raccolta costiera, non il menu completo di una singola persona.
Quali risorse costiere raccoglievano a El Mazo?
Nei due livelli sono stati identificati 19 taxa: un bivalve, nove gasteropodi marini, cinque gasteropodi terrestri, tre crostacei e un echinoderma. Tra i resti marini spiccano le patelle del genere Patella e la conchiglia Phorcus lineatus. Sono presenti anche ricci di mare: Paracentrotus lividus costituisce il 6,86% degli individui minimi nel livello 114 e il 10,04% nel 115.
Gli archeologi contano gli esemplari rappresentati nei depositi, ricavando il cosiddetto numero minimo di individui (NMI). Questa misura aiuta a descrivere quali animali sono presenti nel conchero e in quale proporzione, ma non equivale alla quota di proteine assunta da una persona.
La raccolta si concentrava sulle coste rocciose
Circa il 99% delle conchiglie registrate nei due livelli proveniva da coste rocciose. L’analisi delle dimensioni di Patella vulgata indica inoltre che circa il 75–80% degli esemplari era stato raccolto nella fascia intertidale inferiore, cioè nella zona costiera che resta scoperta con la bassa marea.
Il quadro della dieta mesolitica nelle Asturie non si esaurisce però nei molluschi. Le evidenze sulla sussistenza della regione indicano anche il ricorso a prede terrestri, tra cui cervi, caprioli e cinghiali.
Una raccolta che cambiava nel tempo
I resti di El Mazo sono compatibili con una raccolta intensa di molluschi, ma non descrivono un aumento costante. L’interpretazione proposta è che fasi di raccolta più intensa potessero alternarsi a periodi in cui le risorse avevano modo di recuperare.