Il 15 ottobre 2026 l’Alta Corte della Nuova Zelanda ha respinto la domanda di revisione giudiziaria presentata da Peter Goodricke dopo che Tesla aveva disattivato la ricarica rapida DC delle sue due Model 3 riparate. La corte ha ordinato a Goodricke di pagare a Tesla 26.827 dollari neozelandesi di spese e 257,40 di esborsi, per un totale di 27.084,40 dollari neozelandesi. La sentenza dell’Alta Corte chiarisce anche perché il controllo per la rimessa in circolazione non bastò a riattivare la ricarica rapida.

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Che cosa ha deciso l’Alta Corte

La procedura davanti all’Alta Corte fu una domanda di revisione giudiziaria delle decisioni del Disputes Tribunal. Quel tribunale aveva respinto la richiesta di Goodricke il 22 settembre 2025 e, il 12 novembre, anche la domanda di una nuova udienza. L’Alta Corte non riesaminò da capo la controversia sui diritti dei consumatori: ritenne che le obiezioni di Goodricke mirassero a riaprire il merito della decisione. Il giudice David Boldt non fu persuaso che gli aggiornamenti avessero fatto venir meno la qualità accettabile delle auto.

Perché il controllo superato non riattivò la ricarica

Goodricke aveva comprato all’asta due Tesla Model 3 dichiarate non riparabili, le aveva riparate e aveva superato per entrambe il controllo necessario alla reimmatricolazione. In seguito, l’agenzia dei trasporti neozelandese NZTA, o Waka Kotahi, le registrò come strutturalmente danneggiate. Tesla le classificò come veicoli non supportati e inviò aggiornamenti che disattivavano la ricarica rapida DC.

Tesla trasmise il primo aggiornamento il 26 agosto 2024 e il secondo il 3 settembre. Gli aggiornamenti entrarono in funzione solo dopo che Goodricke collegò le auto all’app Tesla: il 30 ottobre 2024 per la seconda Model 3 e il 29 gennaio 2025 per la prima.

Il controllo per la reimmatricolazione e quello proposto da Tesla avevano scopi distinti:

ControlloScopoEsito nel caso Goodricke
Controllo per la reimmatricolazioneVerificare i requisiti per rimettere le auto in circolazioneEntrambe le Model 3 lo superarono, ma la ricarica rapida DC restò disattivata.
Valutazione TeslaValutare la sicurezza prima di considerare la riattivazione della ricarica rapidaTesla offrì un’ispezione da 1.624,43 dollari neozelandesi per auto; il ripristino dipendeva dalla sua valutazione di sicurezza.

Quali reti erano interessate e quale ricarica restava

La limitazione riguardava la ricarica rapida DC sia sui Tesla Supercharger sia sulle reti di ricarica di terzi. Le auto potevano ancora collegarsi a una normale presa elettrica, ma la sentenza riferisce che la ricarica poteva richiedere giorni.

Tesla motivò la restrizione con il rischio d’incendio associato a una batteria ad alta tensione danneggiata e con la difficoltà di rilevare eventuali danni interni. L’ispezione proposta a Goodricke non garantiva quindi il ripristino: la decisione dipendeva dal fatto che Tesla ritenesse sicuro riattivare la ricarica rapida.

La precisazione del giudice sulla policy Tesla

David Boldt affermò che la sola pubblicazione di una policy sul sito non autorizzava Tesla a limitare la ricarica in assenza di un rapporto contrattuale con il proprietario. La sentenza riferisce che le parti concordavano sul fatto che Goodricke non potesse usare l’app senza accettare le condizioni di Tesla, ma precisa che davanti al giudice non erano state presentate prove su quel punto.