PLD Space ha dato il nome MIURA 9 al progetto precedentemente presentato come MIURA 5 Block 1.2. Il lanciatore è concepito come un veicolo europeo a due stadi, alto 42 metri e con un diametro di 3 metri, ma la parte più ambiziosa — il recupero propulsivo del primo stadio — resta un obiettivo di sviluppo, non una capacità già dimostrata.

Da MIURA 5 Block 1.2 a MIURA 9

Il cambio di nome identifica una versione più grande della famiglia MIURA, destinata a servire satelliti di classe media e costellazioni. La presentazione del progetto ha quindi segnato soprattutto un passaggio di identità e di posizionamento: MIURA 9 non è il nome di un volo già effettuato, né quello di un servizio commerciale già operativo.

Il programma rientra nello sviluppo della capacità europea di lancio orbitale. PLD Space è inoltre associata all’European Launcher Challenge, il programma europeo dedicato a nuovi operatori e soluzioni di lancio.

La configurazione dichiarata

PLD Space rinomina MIURA 5 Block 1.2: nasce MIURA 9

La scheda del veicolo descrive un lanciatore a due stadi con una struttura complessiva di 42 metri per 3 metri di diametro. Il primo stadio, lungo 25,5 metri, integra nove motori TEPREL; il secondo, lungo 16,5 metri, usa un motore TEPREL Vacuum.

Il dato sulle prestazioni va letto con attenzione: PLD Space indica fino a 1.500 kg verso un’orbita eliosincrona a 500 km. Non è un carico utile generico valido per qualsiasi missione, ma un obiettivo legato a quella specifica orbita.

ParametroMIURA 9
ConfigurazioneDue stadi
Altezza dichiarata42 m
Diametro dichiarato3 m
Primo stadio25,5 m; 9 motori TEPREL
Secondo stadio16,5 m; 1 motore TEPREL Vacuum
Carico obiettivoFino a 1.500 kg verso un’orbita eliosincrona a 500 km

MIURA 9: architettura e obiettivi

La grafica riassume le specifiche e gli obiettivi prestazionali dichiarati da PLD Space.

Il limite della parola «riutilizzabile»

Il volo suborbitale di MIURA 1 e la discesa sotto paracadute

MIURA 9 è progettato per il rientro e l’atterraggio propulsivo del primo stadio. Nel progetto, questa soluzione dovrebbe contribuire a ridurre i costi operativi e ad aumentare la frequenza dei voli. Ma un’architettura prevista non equivale ancora a un razzo recuperato, ispezionato, rilanciato e impiegato con regolarità.

Per questo, oggi è più preciso parlare di capacità di riutilizzo pianificata. Non risultano un volo di MIURA 9, un atterraggio del suo primo stadio o un successivo riutilizzo del veicolo. I render del progetto mostrano l’idea del lanciatore, non una prova di volo o di recupero.

La distinzione è importante anche quando si guarda alla storia precedente di PLD Space. Nel 2023 MIURA 1 ha completato un volo suborbitale con discesa sotto paracadute. Quel risultato documenta l’esperienza maturata con un dimostratore precedente, ma non trasferisce automaticamente a MIURA 9 una capacità di atterraggio propulsivo o di riutilizzo.

Il prossimo traguardo riguarda MIURA 5

La prima dimostrazione di volo di MIURA 5 è prevista per la prima metà del 2027 da Kourou. È un passaggio distinto dal programma MIURA 9: non rappresenta il primo lancio di MIURA 9 e non dimostra da solo il recupero propulsivo del veicolo più grande.

Il collegamento tra i due programmi riguarda lo sviluppo progressivo della famiglia MIURA. Il volo di MIURA 1 aveva l’obiettivo di raccogliere dati per la validazione e la progettazione di tecnologie da trasferire a MIURA 5; MIURA 9 appartiene a uno stadio progettuale più ambizioso, con dimensioni, architettura e obiettivi di carico differenti.

Cosa dovrà dimostrare davvero il programma

Per trasformare l’obiettivo di riutilizzo in una capacità operativa servirà una sequenza di risultati, non un singolo render o una dichiarazione tecnica:

  • un volo orbitale del lanciatore;
  • il rientro controllato del primo stadio;
  • il recupero e l’ispezione della struttura;
  • la sua eventuale revisione;
  • un nuovo volo dello stesso hardware.

È questa la soglia che separa un progetto pensato per il riutilizzo da un sistema riutilizzabile dimostrato in esercizio. Per ora, MIURA 9 porta con sé specifiche precise e un obiettivo tecnologico ambizioso; il passaggio decisivo sarà vedere quelle promesse affrontare il volo reale.