Il 3 novembre 2026 l’avvocato generale Maciej Szpunar ha proposto alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), nella causa C-250/25, un’analisi di quando il recupero in tempo reale e il riuso di articoli di stampa nelle risposte dei chatbot potrebbero violare i diritti degli editori. Il suo parere non è vincolante. Il comunicato della CGUE riassume anche le sue distinte osservazioni sull’addestramento dei modelli e sulla possibile responsabilità del fornitore.

Quando una risposta può riutilizzare un articolo

Per valutare le risposte di un chatbot, Szpunar propone di considerare due aspetti: se l’articolo è stato raggiunto illecitamente, per esempio aggirando misure tecniche efficaci come un paywall, e se la risposta riprende in modo riconoscibile l’espressione dell’articolo al punto da dispensare del tutto l’utente dalla consultazione dell’originale.

Il diritto connesso degli editori di pubblicazioni di carattere giornalistico, previsto dall’articolo 15, paragrafo 1, della direttiva (UE) 2019/790, riguarda la forma espressiva delle pubblicazioni, non i fatti che raccontano. La proposta di Szpunar si concentra quindi sul modo in cui un contenuto viene ripreso, oltre che sulle modalità con cui il chatbot vi accede.

Che cosa contesta Like Company

Like Company, società ungherese che gestisce portali web, sostiene che Google Ireland Ltd. abbia riprodotto e reso disponibili ripetutamente i suoi articoli attraverso Gemini dal 13 giugno 2023 al 31 maggio 2024. Si tratta dell’accusa alla base del procedimento in Ungheria.

La CGUE descrive Gemini come un chatbot che usa la generazione aumentata dal recupero, o grounding, per raccogliere informazioni dal web in tempo reale. Questo meccanismo aiuta a capire perché la causa riguardi anche le risposte generate attingendo a pubblicazioni online. La ricostruzione del funzionamento, da sola, non decide se l’uso contestato abbia violato il diritto degli editori.

Il ruolo del fornitore del chatbot

Szpunar affronta anche la possibile responsabilità del fornitore. Nella sua proposta, gli atti di utilizzo potrebbero essergli imputati se sono inerenti al suo modello di business oppure se non ha adottato misure adeguate per contrastarli in modo credibile ed efficace. È un’indicazione contenuta nel parere, non una decisione sulla responsabilità di Google.

Perché l’addestramento è una questione distinta

Il procedimento non ha stabilito che gli articoli di Like Company siano stati usati per addestrare Gemini. In assenza di prove di quell’uso, Szpunar ha proposto di dichiarare irricevibili le domande sull’addestramento; ha inoltre considerato che l’addestramento dei modelli linguistici non rientra nell’«utilizzo online» di pubblicazioni di stampa ai fini del diritto in questione.

Separatamente, per completezza, l’avvocato generale ha osservato che, in linea di principio, l’eccezione per l’estrazione di testo e dati prevista dall’articolo 4 della direttiva consente l’uso di opere protette per addestrare modelli linguistici. Questa osservazione generale non riguarda l’uso degli articoli di Like Company: la questione specifica dell’addestramento è rimasta distinta da quella sul recupero e sul riuso nelle risposte.

Chi deciderà la controversia

La CGUE deve interpretare il diritto dell’Unione europea; il Tribunale regionale di Budapest deciderà la controversia nazionale alla luce della sentenza della Corte. Il parere di Szpunar offre ai giudici una proposta giuridica, mentre la decisione sul caso concreto spetta al tribunale ungherese.