Il 16 settembre 2026 il giudice federale Mark Pittman ha ordinato a X Corp. e SpaceXAI di presentare gli accordi collegati alla risoluzione delle loro accuse contro Apple. L’ordine è arrivato dopo che OpenAI ha chiesto di conoscere i termini dell’intesa, sostenendo che potrebbero incidere sulla sua difesa e sulle eventuali richieste economiche avanzate da X.
La decisione non chiude l’intera causa. X Corp. e SpaceXAI hanno chiesto di archiviare con effetto definitivo le accuse contro Apple, ma la stessa istanza ha escluso esplicitamente le richieste contro OpenAI.
OpenAI contesta la riservatezza della risoluzione con Apple
L’ordine di Mark Pittman riguarda gli accordi legati alla risoluzione tra Apple e le due società di Elon Musk. I termini dell’intesa e l’eventuale corrispettivo non sono pubblici.
OpenAI vuole che gli accordi siano esaminati perché, secondo la sua posizione, potrebbero avere conseguenze sulla strategia difensiva e sulla possibilità per X di chiedere un risarcimento nel procedimento ancora in corso. La richiesta non ha trasformato la risoluzione con Apple in una chiusura della controversia contro OpenAI.
Che cosa hanno ritirato X Corp. e SpaceXAI
Il 14 settembre 2026 X Corp. e SpaceXAI hanno chiesto al tribunale federale del Texas di archiviare con effetto definitivo le proprie accuse antitrust contro Apple. Un’archiviazione con pregiudizio impedisce normalmente di ripresentare le stesse richieste contro la stessa parte.
Apple non si è opposta alla richiesta di archiviazione. La società aveva sostenuto che il rapporto con OpenAI non fosse esclusivo e aveva definito speculative le accuse sulla collaborazione.
L’istanza non chiedeva invece di archiviare le accuse contro OpenAI Foundation, OpenAI, L.L.C. e OpenAI OpCo, LLC. Il procedimento, quindi, prosegue sul versante che coinvolge OpenAI, anche se il dossier pubblico non precisa qui l’attuale portata procedurale di ciascuna richiesta.
Perché la causa si è divisa in due percorsi
La causa antitrust era stata depositata nel 2025 contro Apple e OpenAI. Al centro c’era l’integrazione di ChatGPT nei dispositivi Apple e in Apple Intelligence, il sistema di funzioni basate sull’intelligenza artificiale di Apple.
X Corp. e SpaceXAI sostenevano che questo rapporto potesse danneggiare i prodotti concorrenti nel settore dei chatbot e delle integrazioni sugli smartphone. Apple ha replicato che il suo accordo con OpenAI non era esclusivo e che intendeva collaborare anche con altri chatbot generativi.
Con la richiesta del 14 settembre, le due società hanno separato la posizione di Apple da quella di OpenAI: il primo percorso è destinato all’archiviazione richiesta, mentre le accuse contro le entità di OpenAI sono state mantenute nell’istanza.
Che cosa resta da sapere sull’accordo con Apple
La ragione per cui X Corp. e SpaceXAI hanno ritirato le accuse contro Apple non è stata resa pubblica. Restano inoltre riservati i termini dell’accordo e l’eventuale presenza di un pagamento o di un’altra forma di corrispettivo.
Il prossimo passaggio indicato dal tribunale è la presentazione degli accordi al giudice Mark Pittman, insieme alla risposta alla richiesta di divulgazione avanzata da OpenAI.
La disputa tecnologica all’origine del caso
La controversia riguarda il modo in cui Apple distribuisce le funzioni di intelligenza artificiale sui propri dispositivi. L’integrazione di ChatGPT in Apple Intelligence ha portato X Corp. e SpaceXAI a sostenere che OpenAI potesse ottenere un vantaggio nell’accesso agli utenti Apple.
Il ritiro delle accuse contro Apple non equivale a una decisione giudiziaria sulla fondatezza di questa tesi. Apple ha respinto l’impostazione delle accuse, mentre OpenAI resta coinvolta nel procedimento che X Corp. e SpaceXAI hanno scelto di mantenere aperto.