La Commissione europea coordina, attraverso la Rete di cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC), un’azione sulle valute virtuali in nove videogiochi. Le aziende coinvolte sono sospettate di pratiche commerciali che potrebbero violare le norme UE sui consumatori; la procedura prevede un dialogo coordinato, non una decisione definitiva.

I nove giochi e le aziende citate

La Commissione elenca nove videogiochi nell’azione: Candy Crush Saga, Clash of Clans, Forge of Empires, For Honor, Gardenscapes, Hunt: Showdown 1896, Mech Arena, Minecraft e Valorant.

Le nove aziende indicate sono Crytek GmbH, InnoGames GmbH, King.com Limited, Mojang AB, Plarium Europe, PLR Worldwide Sales Limited, Riot Games Limited, Supercell Oy e Ubisoft EMEA SAS.

Cosa prevedono i principi europei

I principi della Rete CPC sulle valute virtuali nei giochi, datati 21 marzo 2025, riguardano la trasparenza dei prezzi e delle informazioni fornite prima dell’acquisto. Chiedono inoltre di evitare costi nascosti e pratiche che obblighino i consumatori a comprare valuta virtuale, di rispettare il diritto di recesso e di proteggere le persone vulnerabili, in particolare i minori.

Per chi gioca, il punto pratico è poter capire il costo prima di acquistare e non essere costretto a passare attraverso valuta virtuale per completare una spesa.

Che cosa significa la procedura per i giocatori

L’azione riguarda sospetti sulle pratiche commerciali delle aziende, non accerta che abbiano violato la legge e non vieta le valute virtuali. Se le criticità sollevate dalla Rete CPC non saranno risolte, le autorità nazionali potranno valutare possibili interventi.