Il 23 ottobre 2026 il Wall Street Journal ha riferito che a settembre il team di sicurezza di OpenAI chiese a tre ricercatori di sbloccare i telefoni personali nell’ambito di un’indagine su una sospetta divulgazione di progetti interni dei modelli. Secondo il quotidiano, in alcune chat Signal con un ricercatore esterno di sicurezza dell’IA erano attivi i messaggi a scomparsa.
La richiesta sui telefoni e la sequenza dei licenziamenti
Il sospetto al centro dell’indagine riferita dal Wall Street Journal era che i ricercatori avessero divulgato progetti interni dei modelli a una persona esterna. Il quotidiano ha scritto che i tre furono licenziati una settimana dopo gli esami dei telefoni, durante riunioni simultanee fissate alle 14.
I ricercatori erano Tomek Korbak, Mikita Balesni e Jasmine Wang. NeoTeo aveva già ricostruito i loro licenziamenti e le contestazioni rivolte a OpenAI.
La spiegazione di OpenAI e i racconti dei ricercatori
Un resoconto di CNN pubblicato l’8 ottobre riferiva che OpenAI attribuiva i licenziamenti a condotte in violazione delle regole sull’accesso e la gestione delle informazioni aziendali sensibili. La società sosteneva che le condotte contestate andassero oltre la gestione impropria di informazioni con un gruppo esterno di valutazione. OpenAI negava inoltre che le decisioni fossero legate a preoccupazioni sulla sicurezza o a divulgazioni protette dalla legge.
CNN riferì che Korbak aveva detto di aver sollevato preoccupazioni sul monitoraggio degli agenti IA e che gli era stato contestato di aver contattato terzi attraverso canali non autorizzati, come riportò anche il Wall Street Journal. Secondo CNN, Balesni disse che gli era stato contestato di parlare troppo con organizzazioni esterne di sicurezza; AFP riferì che interpretava il licenziamento come una conseguenza della priorità data alla sicurezza rispetto agli interessi a breve termine di OpenAI. Wang raccontò a CNN che le era stato contestato l’accesso all’email di un dirigente.
OpenAI ha detto che i licenziamenti riguardavano la gestione delle informazioni sensibili; i tre ricercatori hanno raccontato ragioni diverse e contestato la spiegazione dell’azienda.