Il diesel costava 2,288 euro al litro in Italia il 10 settembre 2026, mentre negli Stati Uniti il prezzo medio settimanale aveva raggiunto 6,285 dollari al gallone nella settimana del 14 settembre. Il punto chiave è che il greggio non è l'unico ingrediente del prezzo: quando la raffinazione, le scorte o i trasporti dei prodotti finiti si restringono, il gasolio può rincarare anche senza un nuovo record del petrolio.
Il prezzo italiano e le previsioni statunitensi raccontano due storie diverse
Il dato italiano è una fotografia giornaliera. Le cifre statunitensi dell'Energy Information Administration (EIA), invece, mettono a confronto un prezzo settimanale con due medie annuali previste: sono quindi misure diverse, utili per capire sia la situazione immediata sia la direzione attesa del mercato.
| Periodo | Misura | Valore | Condizione |
| 10 settembre 2026 | Prezzo medio giornaliero del diesel in Italia | 2,288 €/l | Rilevazione italiana |
| Settimana del 14 settembre 2026 | Prezzo retail medio del diesel negli Stati Uniti | 6,285 $/gallone | Dato settimanale |
| Media 2026 | Prezzo retail medio previsto negli Stati Uniti | 5,07 $/gallone | Previsione annuale EIA |
| Media 2027 | Prezzo retail medio previsto negli Stati Uniti | 4,40 $/gallone | Scenario EIA |
Il prezzo statunitense della settimana del 14 settembre era quindi superiore alla media annua prevista per il 2026. Non è una contraddizione: una media annuale incorpora anche mesi con prezzi più bassi, mentre il dato settimanale fotografa una fase di forte tensione.
Il collo di bottiglia è nel carburante già raffinato
Perché il diesel può salire se il petrolio greggio non è ai massimi? Perché il greggio deve essere trasformato in prodotti utilizzabili. Se le raffinerie lavorano quasi al limite, alcune strutture sono ferme o la logistica internazionale rallenta, l'offerta di diesel finito può diventare scarsa anche quando il greggio è disponibile.
Il termine da tenere d'occhio è crack spread. Indica la differenza tra il valore di mercato di un prodotto raffinato, come il diesel, e il costo del greggio impiegato per ottenerlo. Non coincide con l'utile netto di una raffineria, ma segnala quanto il mercato stia pagando la capacità di trasformare il petrolio in carburante.
A fine agosto 2026, i future del diesel erano al 102% del loro livello del 1º gennaio, mentre quelli del WTI erano al 48% dello stesso riferimento. Le due quotazioni si erano quindi mosse in modo molto diverso: il problema riguardava soprattutto il prodotto raffinato, non soltanto la materia prima.
Scorte basse e raffinerie già sotto pressione
L'EIA prevede che le scorte statunitensi di distillati scendano sotto i 100 milioni di barili nel settembre 2026 e restino sotto il minimo della media quinquennale 2021-2025 fino alla fine del 2026 e per gran parte del 2027. La manutenzione stagionale delle raffinerie, la domanda agricola e le esportazioni sostenute aggiungono pressione al mercato.
Negli Stati Uniti, le raffinerie operavano intorno al 98% della capacità: con un utilizzo così elevato, aumentare rapidamente la produzione non è una soluzione immediata. Nuovi impianti o ampliamenti richiedono tempo; inoltre, una maggiore estrazione di greggio non produce automaticamente più diesel se il limite si trova nella fase di trasformazione.
L'EIA stima che il crack spread medio del diesel statunitense superi i 2 dollari al gallone tra agosto e novembre 2026, prima di diminuire verso la metà del 2027 nello scenario di base. La durata della pressione dipende soprattutto dalla ripresa dei flussi di prodotti raffinati e del traffico delle petroliere in Medio Oriente, compreso il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz.
Perché il rincaro arriva anche fuori dal distributore
Il diesel è essenziale per il trasporto merci, l'agricoltura e i mezzi pesanti. Quando il carburante costa di più, il rincaro può entrare nei costi di camion, macchinari e consegne, anche per chi guida un'auto a benzina o elettrica.
Negli Stati Uniti, il trasporto di un carico di prodotti ortofrutticoli era indicato a 9.000 dollari negli ultimi sette giorni, contro i 5.000 dollari di un anno prima. È un esempio concreto del percorso con cui un aumento del carburante può arrivare ai prezzi di alimenti e merci: prima colpisce la logistica, poi si riflette sui costi complessivi.
La dinamica non significa che ogni prodotto aumenti nella stessa misura. Dipende dalla distanza, dal tipo di mezzo, dai contratti di trasporto e dalla quota di carburante nei costi dell'azienda. Il meccanismo, però, è diretto: il gasolio alimenta una parte importante della catena che porta le merci fino al consumatore.
Cosa può alleggerire la pressione
Lo scenario EIA prevede per il 2027 un prezzo medio statunitense del diesel di 4,40 dollari al gallone, in calo rispetto ai 5,07 dollari previsti per il 2026. Questa traiettoria dipende dal miglioramento del traffico delle petroliere in Medio Oriente e dalla ripresa delle esportazioni delle raffinerie.
Se quei flussi resteranno ostacolati, l'andamento dei prezzi potrà essere più alto rispetto allo scenario di base. Per il mercato italiano, il dato del 10 settembre — 2,288 euro al litro — si inserisce quindi in una tensione internazionale che nasce dalla disponibilità del carburante raffinato, non soltanto dal prezzo del barile di greggio.