Il 4 settembre 2026 il Fifth Circuit, riunito in composizione plenaria, ha confermato il rigetto delle domande costituzionali federali presentate dai residenti di Jackson, in Mississippi, nel caso Sterling v. City of Jackson, n. 24-60370. La maggioranza ha respinto, secondo la teoria giuridica proposta, sia il diritto costituzionale a essere protetti dall’acqua contaminata sia quello a ricevere informazioni veritiere dai funzionari durante una crisi sanitaria.

La decisione del Fifth Circuit

Il servizio accosta la decisione del 4 settembre 2026 alla distribuzione di acqua in bottiglia a Jackson e spiega la distinzione tra rimedi costituzionali e legislativi.

La causa invocava il diritto all’integrità fisica tutelato dal principio del giusto processo sostanziale previsto dal XIV emendamento. La maggioranza, con un’opinione scritta dal giudice Kurt Engelhardt, ha stabilito che la Costituzione non riconosce, sulla base degli argomenti presentati, un diritto fondamentale e consolidato a essere protetti dall’esposizione ad acqua contaminata causata dal governo. Ha respinto anche la pretesa di un diritto costituzionale a ricevere informazioni veritiere dai funzionari pubblici durante una crisi di salute pubblica.

Il Fifth Circuit ha quindi confermato il rigetto delle pretese federali costituzionali. La decisione riguarda quelle specifiche domande e la teoria giuridica sottoposta alla corte.

Il perimetro della sentenza

La sentenza non ha abrogato il Clean Water Act né le altre tutele federali e statali sull’acqua potabile: il giudizio riguardava le pretese costituzionali dei residenti, non la validità delle norme che disciplinano la qualità dell’acqua o i poteri di controllo.

Il Fifth Circuit è competente per Mississippi, Louisiana e Texas; la sua decisione vincola i tribunali federali di questi tre Stati, salvo successivi interventi giudiziari. Non è una pronuncia nazionale applicabile indistintamente a tutti gli Stati Uniti.

Le accuse sulla crisi idrica di Jackson

Il filmato alterna estratti della decisione a interviste d’archivio con residenti di Jackson e richiami alla crisi di Flint.

I residenti avevano intentato la causa nel 2022. La loro denuncia sosteneva che funzionari della città avessero esposto consapevolmente la popolazione all’acqua contaminata dal piombo e ne avessero rappresentato in modo ingannevole la sicurezza. Sono accuse formulate nella causa, non conclusioni accertate dalla sentenza.

Perché torna Flint

Il confronto con le cause legate alla crisi idrica di Flint, in Michigan, mette in luce un possibile contrasto tra i circuiti federali. Nel caso di Jackson il Fifth Circuit ha respinto la teoria costituzionale basata sull’integrità fisica; il Sixth Circuit ha invece consentito di proseguire pretese analoghe sorte dalla crisi di Flint. La differenza può configurare un conflitto tra gli orientamenti delle due corti, ma non stabilisce da sola una regola valida per tutto il Paese.

Il dissenso e le possibili vie legali

La giudice Catharina Haynes ha dissentito in parte: a suo avviso, le accuse formulate dai residenti avrebbero dovuto consentire al caso di proseguire alla fase di discovery, in cui le parti raccolgono prove. Il suo dissenso non modifica l’esito della maggioranza, che ha confermato il rigetto delle pretese costituzionali.

Dopo la decisione restano distinti altri possibili percorsi, tra cui le azioni civili per responsabilità previste dal diritto statale, interventi legislativi e l’applicazione delle norme da parte delle autorità di regolazione.