Il 27 ottobre 2026 l’Agenzia spaziale europea (ESA) ha presentato la prima immagine in cui Hera distingue Didymos dalla sua luna Dimorphos: la sonda l’aveva scattata il 18 ottobre, da 1.280 km. Nel resoconto della prima immagine, l’ESA ricorda che DART aveva accorciato di circa 33 minuti il periodo orbitale di Dimorphos. Hera è stata progettata per studiare le conseguenze di quell’impatto.

Dalla frenata alla prima immagine distinta

Le manovre di frenata di ottobre avevano portato Hera a circa 20 m/s rispetto al sistema asteroidale, riferisce l’ESA. È in questa fase di avvicinamento che la sonda ha ripreso per la prima volta i due corpi separatamente. Il calendario previsto per la manovra di prossimità ECP-1 era al centro del precedente aggiornamento di NeoTeo su Hera.

Una fase precedente e distinta era stata la seconda manovra nello spazio profondo. El Debate riferì il 17 marzo 2026 che Hera l’aveva completata consumando 123 kg di idrazina e modificando la velocità della sonda di 367 m/s. Francesco Castellini, del team di dinamica di volo dell’ESA, spiegò che la manovra serviva anche a collaudare sistemi necessari per la frenata e l’incontro con gli asteroidi.

Che cosa Hera studierà dopo DART

La missione dovrà misurare dimensioni, massa, composizione e dinamica orbitale del sistema, mappare il cratere d’impatto su Dimorphos e studiare il materiale espulso. L’ESA spiega nella panoramica ufficiale della missione Hera che i dati sulla massa dell’asteroide e sulla forma del cratere aiuteranno a valutare il trasferimento di quantità di moto prodotto dall’impatto. Questa misura serve a capire quanto efficacemente un impatto cinetico possa deviare un asteroide.

Juventas e Milani, due indagini diverse

Animazione ESA in inglese sui compiti previsti: Juventas sonda il sottosuolo con il radar, mentre Milani raccoglie polvere.

I due CubeSat a bordo di Hera avranno compiti distinti. Juventas è destinato a studiare il campo gravitazionale di Dimorphos e a sondarne il sottosuolo con un radar; Milani raccoglierà polvere sospesa attorno all’asteroide per ricavare indizi sulla sua composizione e storia.